.
Annunci online

  Controcorrente [ " Se pur circondato non è ancora preso" ]
 
 
         
 


Ultime cose
Il mio profilo


http://www.sat24.com/eu
Geert Wilders
ELISABETH SABADITSCH
Pro-Koeln
SIOE
Vlaams Belang
INTERNATIONAL FREE PRESS SOCETY
VIGILANT FREEDOM
CENTER FOR SECURITY POLICY
ACT ! FOR AMERICA
Wafa Sultan
http://www.englishdefenceleague.org/
Apostate of islam
Adriana Bolchini
Pietro Luigi Crasti
FORMER MUSLIMS UNITED
OSSERVATORIO DEL DIRITTO ITALIANO E INTERNAZIONALE
Fondazione Lepanto
ON.SOUAD SBAI
ON.FIAMMA NIRENSTEIN
ON.RICCARDO DE CORATO
ON.MARCO ZACCHERA
ControCorrente2
ControCorrente3
ControCorrente4
PressAgencyFreeLand
Movimiento Estudiantil Venezuela
Stop Ahmadinejad
FORT
Mefisto
Giornalaio
antibassolino
ArtisticaMente
Barbara di Salvo
Don Fortunato Di Noto
Edizioni Lindau: www.lindau.it
IL BERRETTO A SONAGLI
Tomari
Terror haza
Un posto nel mondo
KRITIKON
FOTOGRAMMA
ORSA MAGGIORE
Libera Cuba
Sarcastycon


CERCANO CASA
liberacuba
SANE
Non porgiamo l'altra guancia
300705
USCIRE DALL'ISLAM
A DESTRA
Against Terror
AURORA86
ANTIKOMUNISTA
australia
AUTOCERTIFICAZIONI
ANGELO ROSSI EMANUELE
America
Aqua
Autorità per le Garanzie.
ANTI-NO-GLOBAL
BBC-NEWS
BIETTI DAL 1870
BARLETTA LIBERALE
CONTROCORRENTE-2
CONTROCORRENTE-SATIRA
COSTITUZIONE ITALIANA E CORTE COSTITUZIONALE
COX & FORKUM
CAMERA DEI DEPUTATI
CALIMERO
CREONTE
Capperi
Censurarossa
Conservatori Italiani
CARLO MENEGANTE
Congressional Medal of Honor
DANIEL PIPES
DAW
D-DAY-NORMANDY
D-DAY-NORMANDY
D-DAY-NORMANDY
DEMOCRAZIA LIBERALE
DONNA IRAKENA
ENCUENTRO
EDICOLA GLOBALE
EROE DI PACE
EBRAISMO
Esperimento
FORZE LIBANESI
FORATTINI
FOX-NEWS
FREE IRAN -NEWS
FOIBE
FREE THOUGHTS
Grende
GIOVANNA GIACOMAZZI
Gaetano Saglimbeni
GOOGLE NEWS
GOOGLE
GODADO
GOVERNO ITALIANO
Gino
HURRICANE
il veliero
IO ESISTO
ITALIA SVEGLIATI
ITALIANS
IRANIANI
ITALIANI LIBERI
IL VELINO
Ideazione blog
Il Principe
IRAN-VA-JAHAN
IRAQ LIBERO
IRAQI VOICES
IRAK-PROVISIONAL -AUTHORITY
IL GIULIVO
IRANIAN
Krillix
KUWAIT ERA L'INFERNO
LIBERTA' DI PENSIERO
LIBERALI
L'asse CATTOLICO-COMUNISTA -ISLAMICO E LA CANCELLAZIONE DELL'OCCIDENTE IN EUROPA
LISISTRATA
LIBERO
Libertà per il Popolo Cubano
La Radice
Lilit
Libertà per il Popolo Tibetano
L'ISLAM CONTRO L'ITALIA
LIBERALI PER ISRAELE
LE COSE DA DIRE
LISISTRATA
LA ZANZARA DISPETTOSA
Liberi-Insieme
LAGER
Mai dire Blog

MIOCUGGINO
MICHAEL YON
MESSINA FORTIFICATA
MEDEA
MUSEIONLINE
MOVIMENTIAMOCI
Maralai
Marci
MONTAGNARD
NET FOR CUBA
Nilus
NESSIE
NON SOLO PAROLE
ORSA MAGGIORE
ORPHEUS
OLOKAUSTOS
Oggi
Puravita
PIANETA GULAG
PIER LUIGI BAGLIONI
PERICLES
PENSIERO LIBERO
Per Non Dimenticare le Vittime del Terrorismo
PULSE-24
PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA
PAGINE BIANCHE
politically-scorrect
QUOTIDIANI INTERNAZIONALI
REPRESSIONE A CUBA
Respublica
SCLERETTA
STORIA
ShockAndAwe
Sorvegliato Speciale
SUPPORT OUR TROOPS
STOP FGM
SUSSIDIARIO
SENATO
SANTA SEDE
SHOCKANDAWE
SALVARE L'ITALIA PRIMA CHE SCOMPAIA
SOLIDARIETA' ALLE DONNE IRANIANE
TREDICI MAGGIO
TRADUTTORE
Tea
TRE TIGRI
Tania Rocha
UN ITALIANO A CUBA
Unione per le Libertà
Una voce che urla nel deserto
UNIONE EUROPEA
Unione per le Libertà a Cuba
VIRUS IL GIORNALE ON LINE
VIRGILIO
VOCI DELL'IRAQ LIBERO
Victims of Saddam's Regime
Web Cam Times Square di New York
WEB CAM MOSCA
Web Cam Muro del Pianto Gerusalemme
Web Cam Mare delle Antille
Web-The Statue of Liberty
WEBCAM -TORONTO
YAHOO
YONI
1972


TORONTO WEB CAM
FAITHFREEDOM

POLIZIA DI STATO
CARABINIERI
GUARDIA DI FINANZA
Earth Cam Ground Zero
Sindacato Autonomo Polizia

cerca
letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom
 


26 giugno 2007

Veltroni, i buoni sentimenti ed il marketing della immagine

 

Veltroni, i buoni sentimenti
ed il marketing della immagine
   

 

 

di Gaetano Saglimbeni 

 

              

            
              Walter Veltroni, sindaco di Roma, sarà eletto il 14 
                      ottobre segretario nazionale del nuovo Partito
                      democratico costituito dagli ex  comunisti della
                      Quercia e dagli ex democristiani  della Margherita

 

 

            Per il politico-filosofo Massimo Cacciari, sindaco di Venezia, il ricorso a Walter, Veltroni, il sindaco ex comunista “kennediano” di Roma, è l’ultima ciambella di salvataggio per tentare di risollevare le sorti di un partito che sembrava destinato a nascere già morto. Ma basterà l’indubbio “appeal” di un ex segretario di partito ed ex direttore dell’Unità che si commuove per la morte di Patricio e ama farsi fotografare con i bambini negri in braccio, a salvare la baracca di Prodi e compagni?

 

           I leader della Casa delle libertà non hanno dubbi: la scelta di Veltroni è stata ed è una operazione più da marketing che di sostanza. Parlano di un “personaggio eccessivamente sovrastimato rispetto a quello che ha fatto vedere sul campo”. Ricordano che da vice premier con Prodi presidente, dal 1996 al 98, si è visto ben poco ed ha fatto pochissimo; da segretario dei Ds, nel 2001, ha portato il partito e la coalizione delle sinistre-Ulivo ad una sconfitta pesantissima contro la Casa delle Libertà; e come sindaco di Roma, da buon uomo di marketing, ha badato e bada più alla forma che alla sostanza: per dirla con Ernesto Galli della Loggia, autorevole editorialista del Corriere della Sera, “più che la sua città, ha saputo amministrare benissimo le propria immagine”. E’ la ragione per la quale gode di buona stampa, anche se a Roma le cose non vanno per nulla bene, come i  “laudatores” del veltronismo vorrebbero far credere.

           “Il centro di Roma è invivibile, anzi è un inferno”, ha scritto Galli della Loggia. “Si cammina tra carbonare e straccetti alla rucola, avvolti in una nuvola nauseabonda di odori di cucina, di fritto, di scappamenti e di miasmi di rifiuti. Assenti o compiacenti (more solito), i vigili urbani lasciano fare tutto. Quanto al sindaco, lui è probabilmente da qualche altra parte; chi dice di averlo visto l’ultima volta a Hollywood, in Sunset Boulevard, chi in un villaggio dello Zimbabwe”. Una descrizione amara e ironica della città, certo,  ma anche reale, con un sindaco che si vede molto in giro per il mondo (per occuparsi di cinema, di fame e malattie nei Paesi del Terzo Mondo) e poco, pochissimo, nella sua città. In fatto di trasporti e sicurezza, come sanno benissimo i romani, la situazione è certamente drammatica. Non mi pare che esageri , Silvio Berlusconi, quando dichiara ufficialmente che “l’amministrazione in carica al Campidoglio è una delle peggiori della storia della città”. 


           Adesso il sindaco delle “notti bianche” (e del nuovo festival del cinema che fa la guerra a Venezia e per questo ha irritato tanto il sindaco-filosofo Cacciari) è stato chiamato a prendere il timone del Partito democratico, invocato e acclamato da Fassino e D’Alema, da Bersani e dalla Finocchiaro, come una sorta di “salvatore della Patria”. E lui, maestro nel marketing della propria immagine, non ha perso tempo a dichiarare, nella prima intervista televisiva dopo l’annuncio ufficiale della sua designazione, di aver letto un sondaggio fresco di stampa dal quale risultava non soltanto che è lui il più bravo ed il più popolare nel partito degli ex comunisti, ma anche (udite, udite!) che, con la sua discesa in campo, l’Unione delle sinistre aveva già superato la Casa delle libertà. Spariti d’un colpo, addirittura in una nottata, i 18 o 20 punti di svantaggio della coalizione di Prodi rispetto alla Casa delle libertà di Berlusconi: un autentico miracolo, dal “padre Pio della politica” (come lo definiscono quelli che si divertono a sfotticchiarlo per le sue vanteria, le smargiassate, le balle).

 

           Nella Unione delle sinistre-Ulivo è Romano Prodi il “principe dei cacciaballe”, ma sono in molti a pensare che Walter Veltroni, in fatto di frottole, non è secondo a nessuno. Fantasioso e pericoloso, come lo era il prof Romano Prodi prima che fosse scoperto come ballista, perché il Walter, da uomo di cinema (con diploma al Centro cinematografico di Roma, che è l’unico titolo di studio della sua vita), conosce le arti dello spettacolo e della seduzione mediatica; e le sa sfruttare con grande abilità e furberie d’ogni genere, compresa la lacrimuccia facile che spesso compare sotto i suoi occhiali da intellettuale-missionario. Ma non mi pare si possa o si debba parlare di “bluff”, tutto fumo e poco arrosto, come fanno i suoi detrattori. Anche se da uomo di partito e di governo non ha mai brillato e da sindaco di Roma, come dice Galli della Loggia, più che la sua città, ha pensato ad amministrare benissimo la propria immagine.

 

           “Il nuovo che avanza”, è lo slogan coniato subito dalla grancassa propagandistica delle sinistre-Ulivo per il suo ritorno alla politica nazionale. Lo avevano detto Fassino e compagni l’anno scorso in campagna elettorale, senza temere il ridicolo, anche per Romano Prodi, che in politica è da 29 anni. “Per me”, dice l’imprenditore Silvio Berlusconi che in politica è da soli 13 anni, “è, come per Prodi, il vecchio che ritorna: Romano tornava dall’esilio di Bruxelles, dove l’aveva spedito il D’Alema che gli aveva preso la poltrona a palazzo Chigi, e Walter si prepara a far ritorno dall’esilio del Campidoglio, dove l’avevano mandato i compagni della Quercia dopo la sconfitta alle politiche del 2001”.

           Un vecchio “laudator del comunismo”, lo ha definito il presidente di Forza Italia, sostenendo che “ha dato forse il meglio di sé come direttore dell’Unità ed è uscito di scena, insieme al comunismo, senza lasciare traccia”. “Dico meglio”,si è corretto subito Berlusconi, “le tracce esistono, ben chiare: gli articoli che ha scritto per anni sull’Unità per la esaltazione del comunismo, che l’organo ufficiale del Partito comunista italiano indicava addirittura come modello per noi italiani poveri democristiani. Solo che, per un amaro gioco del destino (o del pentitismo politico, di cui il buon Walter è stato protagonista insieme a tanti suoi compagni di un tempo), quegli articoli li tiene ben chiusi in un cassetto. Penso che se ne vergogni, il ‘nuovo’ Walter. Ed è un peccato, perché sono forse le uniche cose autentiche del suo far politica”.

 

           E’ quello che penso anch’io, nel mio piccolo, dell’illustre mio collega in giornalismo Walter Veltroni. Ho sempre apprezzato e apprezzo gli uomini con le idee  chiare in testa, anche se contrarie alle mie; non mi sono mai piaciuti gli ipocriti, quelli che vogliono stare (come si suol dire) con un piede in due staffe, gli opportunisti, i trasformisti che, dopo avere abiurato le proprie idee, si arrampicano sugli specchi per costruirsi una nuova immagine e dimostrare a se stessi ed agli altri di contare ancora. Ed un invito vorrei rivolgere al leader che, se sono vere le voci che circolano, sarà il candidato delle sinistre-Ulivo per la presidenza del Consiglio: perché non raccoglie quegli articoli in un bel volume? Penso che i lettori di ‘Senza Patricio’ e dei suoi libri sull’Africa sarebbero felici di leggerli.

 

          C’è tanta verità in quello che si scrive di cose in cui si crede e penso che lui credesse davvero allora (anche se chiaramente si sbagliava) in quello che scriveva sul “comunismo fonte di democrazia e di benessere per tutti”. Quella verità o quelle verità che non sempre si trovano nei testi ispirati da una certa retorica dei buoni sentimenti, specie quando sono strumentalizzati dalla politica e dal marketing della immagine. Hanno il diritto, i giovani di oggi, di conoscere anche l’altro Veltroni, per capire se era più vero e autentico quello di ieri e si deve credere totalmente e ciecamente a quello di oggi.

 

                                                         Gaetano Saglimbeni

 

www.gaetanosaglimbenitaormina.it

e-mail: gaetano.saglimbeni@alice.it




permalink | inviato da Controcorrente il 26/6/2007 alle 21:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


19 giugno 2007

Prodi sull'orlo di una crisi di nervi.Prodi fischiato dalla Confesercenti









Questa volta a fischiare il premier della sinistra ed estrema sinistra
non sono stati le "squadracce fasciste" della Casa delle libertà, ma
i disgustati e inviperiti commercianti della Confesercenti "rossa"

“Prodi, buffone, vattene a casa”,
gli hanno gridato in coro; e lui ha
lasciato l’assemblea senza fiatare

Per paura di essere ancora e sempre fischiato, il presidente del Consiglio
aveva declinato gli inviti della Confartigianato e della Confcommercio,
considerate “troppo schierate con il centrodestra”, ed ha accettato invece
con molta serenità quello dei commercianti di sinistra, considerati “amici”.
E sono stati questi a seppellirlo di fischi, alla fine della loro assemblea,
con tanta rabbia e più accanimento dei loro colleghi simpatizzanti per la
Casa delle libertà, gridandogli “Prodi, buffone, vattene a casa, tu ed il tuo
governo di sanguisughe”. “La gente non ne può più”, dice Isabella Bertolini,
portavoce di Forza Italia. E l’ex ministro Gianni Alemanno (An): “Spero che
il capo dello Stato vorrà riflettere seriamente su una situazione politica così
grave e insostenibile, senza precedenti nella storia della nostra Repubblica:
un Paese democratico non  può essere governato da una minoranza che
rappresenta oggi soltanto il 24 per cento degli italiani, e cioè appena 1 su 4".
 www.gaetanosaglimbenitaormina.it




permalink | inviato da Controcorrente il 19/6/2007 alle 15:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


18 giugno 2007

Il premier di sinistra José Luis Zapatero ha chiuso in Spagna più di 600 moschee

Pugno di ferro contro il terrorismo islamico e presidio rigoroso
delle coste per impedire con le armi nuovi sbarchi di clandestini  

 Il premier di sinistra José Luis Zapatero
ha chiuso in Spagna più di 600 moschee,
sospettate di formare terroristi-kamikaze,
e ordinato di espellere tutti gli irregolari

E in Italia, cosa fa il compagno premier Prodi? Lui, calandosi le braghe senza vergogna di fronte ai "diktat" dell'estrema sinistra e dei Verdi pur di conservare la poltrona, propone addirittura di abolire la legge Bossi-Fini contro la immigrazione clandestina e aprire le frontiere a tutti. Ma chi ci garantisce che, insieme ai disperati che vengono in Italia per cercare lavoro, non ci siano anche i fanatici dell'islamismo che arrivano qui con il chiaro programma di reclutare e indottrinare aspiranti suicidi per farci saltare tutti in aria con loro? Il socialista Zapatero, in Spagna, se lo è posto e se lo pone il problema, seriamente e responsabilmente; il compagno premier Romano Prodi, no.

di Gaetano Saglimbeni

 

                         

  José Luis Zapatero, capo del governo spagnolo. “Basta con la politica di accoglienza: la
   sicurezza dei cittadini e del Paese viene prima di ogni altra cosa”, dice. Ed in Italia, invece, il governo del compagno Prodi, cedendo alle imposizioni dell’estrema sinistra, vuole aprire le frontiere a tutti: a chi viene per cercare lavoro ed a chi progetta di istruire eserciti di "kamikaze"

Il premier spagnolo José Luis Zapatero, leader simbolo dei comunisti e dell'estrema sinistra di casa nostra, ha deciso di adottare la linea dura (durissima, bisogna forse dire) contro il terrorismo islamico e la immigrazione di clandestini. Ha già chiuso più di 6oo moschee, sospettate di reclutare e indottrinare potenziali terroristi-kamikaze, pronti ad immolarsi per far strage di innocenti su autobus, nei super-mercati, nei luoghi di lavoro. E ha dato disposizioni molto serie per impedire ulteriori sbarchi di clandestini sulle coste (anche con l'uso delle armi, ha tenuto a precisare) ed espellere immediatamente dal territorio spagnolo gli immigrati irregolari rimasti senza lavoro.
Penso a quello che sarebbe successo in Italia se fosse stato l'ex premier Silvio  Berlusconi o altro leader del centrodestra ad adottare provvedimenti così duri: cortei in piazza, bandiere bruciate, scontri con la polizia, grida di assassini ai governanti ed ai loro sostenitori. Nella civilissima Spagna, con il riformista Zapatero al governo, non  è successo e non succede nulla di tutto questo. "La sicurezza del Paese e dei cittadini viene prima di ogni altra cosa", dice l'idolo europeo dei comunisti ed estremisti di sinistra italiani. E va avanti per la sua strada,  deciso e tranquillo, chiudendo senza esitazione le moschee sospette (più di 600 fino ad oggi) e autorizzando le guardie costiere a usare anche le armi contro  sugli immigrati clandestini che tentano di entrare in Spagna con la forza. Nei Paesi civili, dove i governi guardano anzitutto al bene dei cittadini, questa è serietà, consapevolezza dei propri doveri, assunzione piena delle responsabilità che devono assumersi leader seri e responsabili, non condizionati dai "diktat" e dalla demagogia dei mestieranti della politica.     
          E l'Italia di Prodi, invece, cosa fa? Non soltanto spalanca le porte ai clandestini ed il ministro degli Interni Amato annunzia che l'Italia favorirà a brevissima scadenza i ricongiungimenti di chi è già in Italia (anche senza lavoro) con mogli, figli, fratelli, nonni, zii, parenti vicini e lontani. C'è anche il ministro per la Solidarietà sociale, Paolo Ferrero di Rifondazione comunista, che propone addirittura di dare il "benvenuto" con 3 mila euro (presi dalle tasche di noi cittadini) ad ogni clandestino che riesce a mettere piede sulle nostre coste. Il che equivale ad affiggere manifesti in tutti i Paesi del Terzo mondo  per invitare i poveri disperati a tentare la fortuna in una Italia trasformata, ai loro occhi,  in una sorta di “valle dell’Eden” o paese di Bengodi. 
"Venite, venite, vi daremo anche la paghetta", sembra dire il ministro “cuore d’oro” dell'estrema sinistra italiana al quei poveracci. I quali, super-illusi da promesse così allettanti (fatte da un grande "benefattore dell'umanità" con i soldi dei cittadini), non esitano a consegnare alla delinquenza organizzata i pochi risparmi di una vita di stenti per tentare di approdare in qualsiasi modo sulle coste siciliane o in altro angolo della Italia della cuccagna. Dove, oltre alla “felicità” che il compagno Prodi promette agli italiani residenti, molto simile a quella che per settant'anni hanno assicurato i comunisti Stalin e Breznev ai cittadini dell'ex Unione sovietica, ci sarà benessere e gioia di vivere (assicurano il comunista "doc" Ferrero ed il suo leader Bertinotti) anche per gli immigrati clandestini.
Se non siamo già alla follia (da clinica psichiatrica, per esser chiari), poco ci manca. Gli esperti prevedono che, sommando la generosità del ministro Amato (che si preoccupa di assicurare il ricongiungimento di chi è già in Italia con tutti i parenti vicini e lontani) alla super-generosità del ministro Ferrero (che vuole anche assicurare un buon gruzzolo di euro a chi arriva in Italia con le tasche vuote), ci saranno nel giro di un anno due milioni di immigrati in più. E le persone serie (ce ne sono, per fortuna, anche in politica) si domandano come faremo ad ospitare tutta questa gente, se ci saranno case e lavoro per tutti.
La prospettiva, purtroppo, è che la disoccupazione in Italia, scesa con il governo Berlusconi dal 12 al 7,5 per cento, torni a crescere paurosamente. Ed allora, è sempre la domanda delle persone serie, non sarebbe opportuno e ragionevole, prima di spalancare ancora di più le porte a nuove ondate di immigrati, pensare a milioni di italiani che vivono in condizioni di estrema e non lieta povertà (da Terzo mondo, per intenderci) a Napoli come a Messina, a Roma come a Torino, Palermo, Catanzaro e Reggio Calabria? 
  La generosità, la carità, la solidarietà umana sono sentimenti e atti nobilissimi, certo. Ma onestà vuole che, prima di dare una casetta ad una famiglia di immigrati, la si assicuri agli italiani che vivono ancora in baracche (che a Messina risalgono, è il caso di ricordarlo, al terremoto del 1908). Un po' di buon senso è quello che chiediamo al compagno Prodi ed ai signori della “illuminata” sinistra italiana. Ma chiediamo loro anche, se non soprattutto, di fare una capatina, tra i tanti viaggi utili ed inutili che compiono in lungo e in largo per il pianeta Terra, anche nella vicina Spagna. Una chiacchierata seria con il leader delle sinistre José Luis Zapatero, su quelli che sono i reali problemi della gente e i doveri dei governanti, sarà certamente utile a loro (per aprire gli occhi ottenebrati dalla demagogia e dal fanatismo ideologico-politico) ed a noi per guardare con meno apprensioni al nostro futuro. Nessuno, sia chiaro, chiede crociate o guerre sante contro l'islamismo: chiediamo soltanto un po' di serenità per il nostro vivere quotidiano. Quella che Josè Luis Zapatero, idolo europeo dei comunisti italiani, intende assicurare (con grande saggezza, che chiaramente esiste anche a sinistra) ai cittadini spagnoli. 
 
                      Gaetano Saglimbeni
 
www.gaetanosaglimbeniutaormina.it
e-mail: gaetano.saglimbeni@alice.it




permalink | inviato da Controcorrente il 18/6/2007 alle 19:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


7 maggio 2007

Sarkozy presidente: politica opposta a quella di Prodi

Il candidato del centrodestra stravince in Francia e gli estremisti
di sinistra, sostenitori della socialista Ségolène Royal, sfogano
la loro rabbia con le solite violenze di piazza, mandando in frantumi
vetrine di negozi, dando alle fiamme cassonetti, auto, chioschi, e
scagliando pietre  e bottiglie incendiarie contro le forze dell'ordine

Nicolas Sarkozy, il successore di Chirac
alla presidenza della Repubblica. "Gli
Stati Uniti potranno contare sulla nostra
amicizia", la sua prima dichiarazione. Che,
chiaramente, non piace al compagno Prodi

Agli antipodi la politica del nuovo capo di Stato francese rispetto a quella della sinistra ed estrema sinistra italiana al governo con codazzo di no-global, falsi pacifisti anti-americani ed ex  terroristi assassini. Nel programma di Sarkozy, l'abbassamento delle aliquote fiscali per tutti, come ha fatto
due anni fa il governo Berlusconi, e l'impegno per una Europa unita davvero, non condizionata dalle divisioni, dai velleitarismi, con una economia che non sia costretta a subire gli squilibri di un euro troppo alto rispetto a un dollaro troppo basso, pericolosissimi per  le nostre esportazioni, ed il contenimento della spesa pubblica di cui tutti straparlano e nessuno si preoccupa. Insomma, tutto
il contrario di quello che dicono (e fanno, purtroppo) i nostri governanti di sinistra ed estrema sinistra. Risposta molto affettuosa e benaugurante del nuovo capo dell'Eliseo al leader di Forza Italia e della Casa delle libertà che i comunisti di casa nostra vorrebbero allontanare dalla politica con la paradossale e grottesca trovata del conflitto di interessi. "Saremo insieme a lottare per l'Europa che abbiamo sempre sognato", ha scritto Nicolas Sarkozy al suo grande amico Silvio Berlusconi 
di Gaetano Saglimbeni
 
                          
                       Nicolas Sarkozy, 52 anni, avvocato, ex ministro dell'Interno, è
                       il sesto presidente della Quinta Repubblica francese, dopo De
                       Gaulle, Pompidou, Giscard d'Estaing, Mitterrand e Chirac. Ha
                       battuto la candidata delle sinistre, Ségolène Royal, con il 53,2 
                       

                    Romano Prodi e Piero Fassino, grandi sponsor della candidata delle sinistre Sègolène Royal nettamente battuta dal candidato del centrodestra Nicolas Sarkozy nella corsa all’Eliseo, hanno mandato subito dei messaggi calorosi al neo presidente della Repubblica francese. Ma tra le idee politiche dei massimi dirigenti della Unione delle sinistre italiane e il successore di Jacques Chirac in Francia c’è, chiaramente, un abisso: in politica interna (con particolare riguardo alla economia) come nei rapporti con l’Europa e gli Stati Uniti d’America.
           E’ stata per George Bush la prima dichiarazione del nuovo capo dello Stato francese, nella serata del suo trionfo elettorale. “Gli Stati Uniti”, ha detto in maniera chiara ed inequivocabile Sarkozy, “potranno contare sulla nostra amicizia”. E la cosa, si sa, non è piaciuta, non poteva piacere al compagno premier italiano Romano Prodi ed al segretario del partito ex comunista Fassino che, per conquistare il potere, non hanno esitato ad imbarcare nel governo i due partiti dell’estrema sinistra, Rifondazione comunista di Bertinotti e Franco Giordano ed i Comunisti italiani di Oliviero Diliberto, con codazzo di no-global, antagonisti dei centri sociali, falsi pacifisti anti-americani ed ex terroristi assassini (amici e compagni della “teppaglia” che ha messo a ferro e fuoco la Francia subito dopo la proclamazione del nuovo capo dell’Eliseo).
          E sui rapporti con l’Europa il neo presidente Sarkozy non è stato meno esplicito. “La Francia, da questa sera”, ha spiegato, “non è più il Paese che ha urlato un rabbioso ‘no’ alla Costituzione europea, alla classe politica ed al sistema malato di una Europa ancora da edificare. La Francia, questa sera, ritorna in Europa, con un impegno preciso: ricercare gli ideali comuni, i valori unificanti, non quelli della disgregazione”. E in economia, il successore di Chirac ha ribadito quello che ha sempre detto in campagna elettorale: la sua posizione è severamente critica nei confronti di coloro che sono per l’euro forte, considerato che a soffrire, con il dollaro basso, è la nostra produzione industriale, svantaggiata chiaramente nelle esportazioni; eil suo programma per favorire la ripresa parte dalla necessità di abbassare le aliquote fiscali per tutti, come ha fatto in Italia il governo del suo amico Silvio Berlusconi, pur in un momento particolarmente difficile per l’economia europea e mondiale. “Toglieremo subito 15 miliardi di euro di tasse”, le testuali parole di Nicolas Sarkozy, la sera del suo trionfo in piazza della Concordia.
          Insomma, tutto il contrario di quello che in Italia dicono (e fanno purtroppo) il compagno premier Romano Prodi ed i ministri della sinistra “illuminata”. E si capisce, proprio dal “parlar chiaro” del neo inquilino dell’Eliseo (il quale, va ricordato, in una Repubblica presidenziale come quella francese, ha insieme i poteri del nostro presidente della Repubblica e quelli del capo del governo), come abbiano più di un motivo per essere tristi, i signori della Unione delle sinistre italiane, i Prodi, i Fassino, i DAlema, i Rutelli, che erano accorsi in massa in Francia per sostenere la neo “suffragetta” delle sinistre Ségolène Royal. Avranno vita dura, i governanti italiani, nei rapporti con il “gollista scomodo” che la candidata socialista, con grande superficialità e molta spocchia, ha additato in campagna elettorale come “un pericolo per la Francia e la sua democrazia”.
          Chi è, nella realtà, Nicolas Sarkozy, ex ministro delle Finanze e dell’Interno con Jacques Chirac capo dello Stato? Un “Blair di destra” , lo definisce Massimo Nava, editorialista del Corriere della Sera; ed anche “lo sceriffo di Francia”, “il rampollo ribelle di Chirac”, “un nazionalista che guarda all’Europa”. “Ma l’uomo che entra all’Eliseo”, tiene a precisare, “non è soltanto il leader ambizioso che esalta Patria e ordine, che criminalizza il Maggio ’68 e piace alla Casa Bianca. I francesi, che lo hanno atteso e temuto come un nuovo Napoleone, hanno premiato un progetto di rigenerazione del sistema-Paese”.

          “Sarkozy”, spiega l’editorialista del giornale che è stato sponsor ufficiale del neo compagno Prodi in campagna elettorale, “vuole aprire i cantieri delle riforme, ma ha già aperto quello della mentalità collettiva, piuttosto conservatrice, e quello della cultura politica della destra. Molti in Europa ne faranno un campione ideologico, il conservatore e l’amico americano, esaltando il lato più pubblicizzato e dimenticando il lato riformista che piace anche a sinistra. La sua è una destra di movimento, che mette sulla pelle della sinistra la resistenza ai cambiamenti e promette la ‘nuova frontiera’ del successo individuale e della solidarietà. Sarkozy è un gollista geneticamente modificato, che ha subito ricordato, ha voluto ricordare al mondo quelli che sono e saranno, con lui alla guida del Paese, i veri valori e gli orizzonti politici della Francia”.
           Come possano conciliarsi i valori e gli ideali del neo presidente Sarkozy con quelli di Prodi e compagni, è difficile, se non impossibile, capirlo. Quello che si può dire con assoluta certezza è che i principi e gli orientamenti politici del nuovo Napoleone di Francia sono in perfetta sintonia con quelli dell’ex presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi, presidente di Forza Italia e della Casa delle libertà. “La tua splendida vittoria”, gli ha scritto Berlusconi complimentandosi per il suo trionfo elettorale, “è l’espressione del bisogno e della volontà di cambiamento che attraversa tutta l’Europa, non soltanto la Francia, con le sinistre sempre meno credibili e affidabili, capaci soltanto di creare disastri economici e sociali, al fianco dei terroristi più spietati, contro la libertà e la democrazia”. E la risposta di Sarkozy è stata immediata, affettuosa e soprattutto benaugurante per l’amico italiano che le sinistre vorrebbero escludere dalla politica con l’ingegnosa, paradossale e grottesca trovata del conflitto di interessi: “Caro Silvio, saremo insieme in una seria battaglia per edificare l’Europa unita e autorevole che abbiamo sempre sognato, non quella delle divisioni, dei veti incrociati e paralizzanti, dei super-burocrati, delle spese folli e inutili, improduttive e immorali”.
            Agli antipoli, certo, la politica del neo presidente Nicolas Sarkozy rispetto a quella del premier italiano ed ex presidente della Commissione europea Romano Prodi. Il “Blair di destra” francese, per il modo in cui ha vinto e soprattutto per quel che dice di voler fare per la Francia e l’Europa, non può certo far dormire sonni tranquilli alle sinistre ed all’estrema sinistra di casa nostra. Due modi diversissimi di concepire e vivere la politica, di giudicare i comportamenti. In Francia, quelli che la sera del trionfo di Sarkozy hanno sfogato la loro rabbia con le solite violenze di piazza, incendiano auto, fracassando vetrine di negozi e scagliando pietre e bottiglie incendiarie contro la polizia, sono definiti “canaglie”. E in Italia sono invece grandi amici e sostenitori dei leader e ministri di Rifondazione comunista e del Partito dei comunisti italiani che stanno al governo con il neo compagno premier Romano Prodi.
          Sono considerati “eroi” in Italia, purtroppo, gli ex brigatisti e terroristi assassini: colmati di onori e prebende, deputati in parlamento o nel sottogoverno, nei consigli di amministrazione di enti pubblici, consulenti con parcelle d’oro in ministeri, nelle Regioni, nelle Province, nei Comuni “rossi”. In Francia no, sono chiamati con il loro nome, quello che danno loro, hanno il dovere di dar loro i Paesi seri, liberi e democratici; e gli amici e sostenitori del neo presidente Sarkozy continueranno a chiamarli “canaglie”. Anche questo è un segno di civiltà. Che nella civilissima Italia, con la sinistra e l’estrema sinistra al governo, nelle istituzioni a tutti i livelli, e gli “utili idioti” ex democristiani che le sostengono con tanta irresponsabilità, rischia purtroppo di scomparire.
 
                                                                Gaetano Saglimbeni
 
www.gaetanosaglimbenitaormina.it
e-mail:gaetano.saglimbeni@alice.it 




permalink | inviato da il 7/5/2007 alle 21:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


9 aprile 2007

No, signori giornalisti della Tv: non potete dare il microfono a un onorevole assassino

             

Condannato a 25 anni per l’assassinio di un poliziotto, l’ex terrorista
di Prima linea Sergio D’Elia è oggi deputato al Parlamento e presidente
della associazione “Nessuno tocchi Caino” (che si preoccupa soltanto
della tutela degli assassini non dei tanti Abele che ne sono vittime)

 No, signori giornalisti della Tv: non potete
dare il microfono a un onorevole assassino
per farlo parlare contro la pena di morte,
senza ricordare che lui ha ammazzato un
poliziotto che lavorva al servizio dello Stato

di Gaetano Saglimbeni

              
        
Sergio D'Elia, ex terrorista di Prima Linea, condannato a 25 anni per l'assassinio
             di un poliziotto, oggi deputato della Rosa nel pugno e segretario della presidenza
             alla Camera. "Nessuno tocchi Caino", il logo della associazione da lui fondata. "E 
             gli Abele, i morti ammazzati dai Caino", dicono i  familiari delle vittime, "chi li ha 
              mai difeso e li difende? Nessuno, purtroppo, si è mai preoccupato di loro". 


        “Una manifestazione importante, quella che si è svolta a Roma, alla quale abbiamo tutti aderito”, ha osservato la vedova del poliziotto assassinato negli anni 70 durante un assalto al carcere di Firenze capitanato dall’allora leader di Prima linea Sergio D’Elia. Ma vorremmo che qualcuno si occupasse anche dei tanti morti ammazzati dai Caino, degli  Abele che hanno perduto la vita senza avere alcuna colpa e dei loro familiari, i quali  non hanno mai avuto difensori e continuano purtroppo a non averne”.

           “E’ auspicabile ed apprezzabile, certo, che i terroristi si redimano, che si occupino di azioni umanitaria”, dice Sandro Bondi, coordinatore nazionale di Forza Italia, “ma dovrebbero avere il buon senso, anche se arrivati in Parlamento, di lavorare nell’ombra, senza esibizionismi, lasciando che siano altri, certamente più titolati e credibili e non esposti alle indignate e più che legittime reazioni dei familiari dei tanti Abele, a parlare di abolizione della pena di morte”.

           Parole sagge, da condividere pienamente. Non vi nascondo, amici lettori, che ho provato anch’io una certa indignazione, da cittadino italiano e da giornalista, a sentir parlare in tv contro la pena di morte un onorevole assassino che la morte l’ha data, senza alcuna ragione, ad un poliziotto che faceva il suo dovere lavorando in carcere al servizio dello Stato e in difesa delle istituzioni.

          Sì, lo consiglio anch’io, non posso non consigliarlo anch’io all’on. Sergio D’Elia di lavorare nell’ombra, se vuole davvero occuparsi di questioni umanitarie. E suggerire ai miei colleghi della televisione, se proprio lui insiste nel voler parlare, di togliergli il microfono. O quanto meno di ricordare a chi ascolta che chi sta parlando con l’aria dell’agnellino è un assassino, il quale ha ucciso un poliziotto nell’assalto ad un carcere (un povero lavoratore che si guadagnava da vivere servendo lo Stato) ed è stato condannato a  25 anni di reclusione (dei quali soltanto 12 scontati in carcere), prima di essere eletto deputato al Parlamento.

          Il lavoro del giornalista impone delle regole: quella della completezza della informazione, certamente; ma, soprattutto, quella della onestà nei confronti dei lettori o ascoltatori.

                                                              Gaetano Saglimbeni

www.gaetanosaglimbenitaormina.it
e-mail: gaetano.saglimbeni@alice.it



Giampaolo Pansa sull’ex terrorista di Prima Linea che è stato eletto
deputato al Parlamento ed è oggi uno dei cinque segretari di Bertinotti,
leader di Rifondazione comunista, alla presidenza della Camera


“Per favore, on. Sergio D’Elia,
non sia così arrogante
(o finto ingenuo)
 da pensare di
poterci prendere tutti per
allocchi o fessi”
 

     
            Adesso c’è la storia di un ex-terrorista di Prima Linea, Sergio D’Elia, eletto deputato nelle liste della Rosa nel pugno e per sovrappiù inserito nel team dei segretari alla presidenza della Camera. Non l'ho mai incontrato. Di lui so appena quello che ne hanno scritto i giornali. Leggo che si è fatto anni di galera, anche se meno di quel che stabilivano le sentenze. Che si è redento. Che oggi è una persona del tutto diversa da quando era fra i capi di quella banda selvaggia, capace di macellerie messicane persino più delle Brigate rosse.
 
    
           
Non mi frega nulla, di questo D'Elia. Però mi ha colpito un brano della lettera che il neo onorevole ha mandato a tutti i parlamentari. Parla del se stesso di allora. E dice: "La mia identità politica e la mia lotta degli anni Settanta possono forse essere approssimate alle idee 'libertarie' (il che vuol dire: non violente) di un anarchico dell'Ottocento". 

         Per favore, onorevole, sia contento di come le va oggi. Ma non sia così arrogante (o finto ingenuo) da pensare di poterci prendere tutti per allocchi o fessi.

                                                                                         Giampaolo Pansa

(dal settimanale “l’Espresso”)

 



L'assemblea parlamentare del
 Consiglio d'Europa
ha approvato il 25 gennaio 2006,
con 99 voti a favore e 42 contrari,
una risoluzione presentata dal deputato
svedese Goran Lindblad a
nome del PPE, che condanna
 i "crimini del comunismo" equiparando
il comunismo stesso al nazismo.
Anzi, considerando che nel rapporto
che accompagnava la proposta
di risoluzione, intitolata "Necessità di
una condanna internazionale dei
crimini del comunismo", si accredita
la cifra di quasi cento milioni di morti
 causati direttamente o
indirettamente dal comunismo,
quest'ultimo risulterebbe addirittura,
almeno come numero di vittime,
 di gran lunga peggiore del nazismo.
 

 




permalink | inviato da il 9/4/2007 alle 10:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


17 marzo 2007

Corone di fiori, poche parole di circostanza e tanta ipocrisia in via Fani

Corone di fiori, poche parole di circostanza e tanta ipocrisia in via
Fani, dove il 16 marzo del 1978 le Brigate rosse sequestrarono il
leader della Democrazia cristiana, e la Tv di Stato ignora la ricorrenza 
 
Nell’anniversario del tragico sequestro
di Aldo Moro nessuno ha ricordato che
i suoi carnefici incassano "parcelle d’oro"
come consulenti di ministri, presidenti
di Regioni e sindaci “rossi” compiacenti
 
Nel generosissimo banchetto della politica, gestito dai comunisti ed estremisti di sinistra al governo con il compagno Prodi, si rimpinzano allegramente (con i soldi dei cittadini che lavorano e pagano le tasse) nullafacenti senza arte né parte, tuttologi esperti in tutto e niente ed ex terroristi assassini. Ventinove anni di processi, intellettuali da strapazzo a braccetto con delinquenti comuni esaltati dal fanatismo politico e politici pronti a dare coperture ai falsi eroi della rivoluzione proletaria, tanti ergastoli (non scontati, purtroppo), maxi-condanne che dovevano essere esemplari e non hanno impedito a rivoluzionari e fiancheggiatori, rimessi troppo presto in libertà, di riciclarsi nella politica, con incarichi di prestigio, super-pagati, nel sottogoverno ma anche nelle istituzioni, a tutti i livelli. Un oltraggio alla memoria di Aldo Moro e dei tanti morti ammazzati dai brigatisti rivoluzionari che volevano conquistare il potere con gli eccidi e adesso lo hanno avuto in grazioso regalo dal compagno premier Prodi
di Gaetano Saglimbeni
              
            Ci sono pure i biechi carnefici di Aldo Moro nel generosissimo banchetto della politica, gestito con tanto impegno e illuminata partecipazione dai comunisti ed estremisti di sinistra al governo con il compagno premier Romano Prodi. Si rimpinzano allegramente, con i soldi dei cittadini che lavorano e pagano le tasse, nullafacenti senza arte né parte, tuttologi esperti in tutto e niente ed ex terroristi assassini. Compresi quelli che la mattina del 16 marzo del 1978 aggredirono e sequestrarono il leader della Democrazia cristiana, dopo aver sterminato i cinque uomini della sua scorta, e lo ammazzarono poi atrocemente, al termine di un terribile calvario durato 55 giorni.    
          Ventinove anni di processi, intellettuali da strapazzo a braccetto con delinquenti comuni esaltati dal fanatismo politico e politici pronti a dare coperture ai falsi eroi della rivoluzione proletaria, tanti ergastoli (scontati solo parzialmente, purtroppo), maxi-condanne che dovevano essere esemplari e non hanno impedito a rivoluzionari e fiancheggiatori, rimessi troppo presto in libertà (compresi gli ergastolani), di riciclarsi nella politica, muovendosi sotto banco, con la speciale benedizione (e “parcelle d’oro” per le consulenze più strane) di presidenti di Regioni e Province “rosse”, di sindaci compiacenti (cito, per tutti, il governatore della Toscana Claudio Martini, il quale ha pagato consulenze sul lavoro in carcere all’ex brigatista ergastolano Senzani, ed il sindaco di Roma Walter Veltroni, il quale ha affidato analoghe consulenze all’ex terrorista Silvia Baraldini che a Rebibbia (prima di passare agli arresti domiciliari) aveva scontato una parte della condanna a 43 anni subita negli Stati Uniti per atti di terrorismo con assassinio di poliziotti.        

          E adesso, con il governo del compagno Prodi, con i comunisti e gli estremisti di sinistra promossi al rango di ministri, vice ministri e sottosegretari, gli ex brigatisti “graziati” anzitempo da una magistratura fin troppo comprensiva sono venuti fuori dall’ombra con la spocchiosa arroganza dei grandi eroi rivoluzionari che hanno conquistato il Paese alla causa del proletariato, destinati dai compagni vecchi e nuovi che sono al governo ad incarichi di assoluto prestigio e grande responsabilità, super-pagati, nel sottogoverno, nei grandi “carrozzoni” della politica, consigli di amministrazione di enti pubblici (quelli utili e, soprattutto, quelli inutili che le sinistre si guardano bene dal sopprimere), ma anche nelle istituzioni, a tutti i livelli.
 
          Sono pure in Parlamento, purtroppo, gli ex brigatisti (assassini e non), i loro mandanti e fiancheggiatori: cito, tra gli altri, l’ex terrorista di Prima linea Sergio D’Elia, condannato a 25 anni per l’assassinio di un poliziotto durante un assalto al carcere di Firenze, il quale non soltanto è stato eletto deputato, ma è anche nella segreteria del presidente della Camera Fausto Bertinotti di Rifondazione comunista. Deputati e senatori della Repubblica italiana vengono raccolti dai partiti dell’estrema sinistra al governo tra i vecchi tromboni della sinistra “illuminata”, ma anche (soprattutto, negli ultimi tempi) tra i giovani dei centri sociali, no-global, no-Tav, disubbidienti, antagonisti, falsi pacifisti anti-americani, tra i rivoluzionari che in piazza bruciano le bandiere americana, israeliana e italiana, danno del criminale a Bush, inneggiando a Bin Laden ed agli hezbollah che hanno portato alla rovina il Libano (grandi amici di Diliberto e Bertinotti, Rizzo e Giordano), i quali nel loro “democraticissimi” programmi di terrorismo e guerra hanno, anzitutto, la distruzione dello Stato di Israele.

          E’ questa l’armata Brancaleone alla quale il compagno premier Romano Prodi (arrivato al governo, bisogna ricordare, con l’Unione delle sinistre in netta minoranza nel Paese, con 220 mila voti in meno al Senato rispetto alla Casa delle libertà e 24 mila in più, ancora sub judice, alla Camera) ha consegnato l’Italia, consentendole la piena occupazione dei palazzi del potere. Una occupazione inquietante, pericolosissima, che è un insulto (diciamolo con grande chiarezza e fermezza) alla memoria di Aldo Moro e dei tanti morti ammazzati di ieri e di oggi. Il più oltraggioso degli insulti, ripugnante e terribile, ai politici e servitori dello Stato, magistrati, poliziotti, giuristi del lavoro, colpiti brutalmente dai nemici delle libertà e della democrazia che volevano conquistare il potere con la rivoluzione e gli eccidi degli uomini rappresentativi delle istituzioni e, adesso che i palazzi del potere li hanno avuti in grazioso regalo dal compagno premier Prodi, vorrebbero tenerseli a vita.
        
          Come è sempre avvenuto, purtroppo, nei Paesi in cui i comunisti sono arrivati al potere: da minoranze e con i rivoluzionari assassini che all’improvviso si trasformano o fingono di trasformarsi in agnellini e (così dicono) in “saggi amministratori della cosa pubblica”, per la felicità della classe proletaria che li ha eletti e della maggioranza che non li ha eletti. Solo che gli italiani, alle favole dei lupi travestiti da agnellini, ai teppisti della politica che diventano d’un colpo illuminati governanti e, fra l’altro, maestri di economia (dissanguando il popolo con le tasse che servono solo ad assicurare il salario garantito a tutti, compresi gli scansafatiche per vocazione che il lavoro non lo cercano neppure, preferendo vivere alle spalle di chi lavora) non credono, si rifiutano di credere.
 
            Se il fischiatissimo premier Prodi è caduto così in basso nei consensi (mai così in passo, nella storia della nostra Repubblica, un presidente del Consiglio in carico: appena il 20 per cento, secondo i dati comunicati da Pagnoncelli a “Ballarò”, rispetto al 62 di Silvio Berlusconi), la ragione c’è, chiara ed inequivocabile. Gli italiani non perdonano al leader delle sinistre-Ulivo Romano Prodi di avere consegnato il Paese ai teppisti della politica, nemici (oggi e sempre) delle libertà e della democrazia. Non perdonano e non perdoneranno mai al compagno premier Prodi ed agli ex democristiani della Margherita e dell’Udeur che lo hanno sostenuto e lo sostengono con i loro voti. Da “utili idioti”, bisogna dire, e senza vergogna: anche per le pagliacciate dei “gay” in  piazza, le cui immagini, purtroppo, riempiono gli schermi televisivi di tutto il mondo, per la vergogna di tutti noi.

          La realtà è questa: piaccia o non piaccia a Mastella e Rutelli, al Follini (ex Udc, eletto nel centrodestra) ultima stampella del traballante governo Prodi ed al Casini (ancora Udc) che, se abbiamo ben capito, arde dalla voglia matta di poterlo presto imitare, per mettersi anche lui al servizio della causa proletaria sostenuta con tanto vigore e illuminato impegno sociale e culturale da Bertinotti e Diliberto, dai no-global di Francesco Caruso, dai transgender di Vladimir Guadagno in Luxuria e dall’ex terrorista assassino Sergio D’Elia, deputato e segretario del presidente della Camera e leader di Rifondazione comunista Fausto Bertinotti.      
                                                         
                                                                   Gaetano Saglimbeni
 
www.gaetanosaglimbenitaormina.it




permalink | inviato da il 17/3/2007 alle 12:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


15 marzo 2007

Droga, Tar Lazio sospende decreto Turco

        

Droga, Tar Lazio sospende decreto Turco
 Il Tar del Lazio ha sospeso il cosidet-
 to "decreto Turco", ovvero il provve- 
 dimento che ha innalzato da 500 milli-
 grammi a 1 grammo la quantità massima 
 di detenzione di cannabis, al di là   
 della quale scattano le sanzioni penali
 L'ordinanza dei giudici, con la quale 
 sono state accolte le richieste di so-
 sospensione del decreto fatte dal Co- 
 dacons e da una cooperativa sociale-co-
 munità terapeutica di Taranto, è stata
 pubblicata oggi.


La salutare battaglia giudiziaria del Codacoms e delle comunità
terapeutiche per difendere i nostri ragazzi dalla dissennata e
pericolosa politica di comunisti, verdi ed estrema sinistra sulla droga

Bocciata ancora una volta dal Tar
la signora “ministra dello spinello”
 
Il decreto della diessina ex Pci Livia Turco prevedeva
 l’innalzamento del quantitativo
massimo detenibile da 500 milligrammi a un grammo
 (in pratica, da 20 a 40 spinelli),
senza incorrere nella presunzione di spaccio e in
provvedimenti punitivi che prevedono
anche l'arresto”. Il Tar del Lazio ha detto “no”,
 su richiesta della associazione dei
consumatori e di una cooperativa sociale -
 comunità terapeutica di Taranto, ordinando
la sospensione del decreto ministeriale che era stato già approvato dalla Camera
         
          
          Livia Turco (Ds-Quercia), ministro per la Salute,
sconfessata ancora una volta 
 dal Tar per un decreto del suo dicastero: quello
che aveva innalzato da 500 milligrammi ad un grammo
 la quantità tollerabile per la detenzione di cannabis
 
          
             Per la diessina ex Pci Livia Turco, ministra per la Salute, è la seconda bocciatura in otto mesi di governo. Il Tar del Lazio ha sospeso il suo decreto (che era stato già approvato dalla Camera) per l’innalzamento del quantitativo massimo detenibile da 500 milligrammi a un grammo (in pratica, da 20 a 40 spinelli), senza incorrere nella presunzione di spaccio e in provvedimenti punitivi che prevedono anche l'arresto. Lo stesso Tar aveva pochi mesi fa bocciato la decisione dello stesso ministro di sostituire il direttore sanitario dell’Istituto oncologico di Roma, ordinando la riassunzione immediata del chirurgo. Insomma, non gliene va bene una, al signor ministro.
 
         In attesa del perfezionamento della proposta avanzata dal ministro per la Solidarietà sociale Paolo Ferrero (Rifondazione comunista) per la realizzazione delle "stanze della droga" in grandi città e centri di media grandezza, il ministro della Salute aveva ritenuto di dover assicurare "spinelli più abbondanti ai nostri ragazzi”, senza il pericolo di finire in carcere. Il grande progetto della sinistra ed estrema sinistra, chiaramente, è quello della "eroina libera per tutti" e si comincia con la cannabis, considerata droga leggera, anche se non meno pericolosa di altre. Secondo le tabelle attualmente in vigore, in base alla legge Fini-Giovanardi, è consentito il possesso per uso personale fino a 500 milligrammi di cannabis, pari a 15-20 spinelli; e il decreto del ministro per la Salute era invece per la elevazione del limite fino a 40 spinelli. Per la felicità dei ragazzi, pensavano e pensano i grandi leader delle sinistre "illuminate"; forse anche per quella dei genitori, felicissimi (dobbiamo presumere, a sentire i nostri attuali governanti) di poter esibire almeno un figlio drogato in casa, che fa molto moda nei salotti "radical-chic". 
  
         Perfetta sintonia, dunque, tra i ministri per la Solidarietà sociale e la Salute. Non  sono d'accordo su nulla, uomini, partiti, gruppi e gruppuscoli della Unione delle sinistre-Ulivo; ma sulla droga la intesa è stata immediata. Il ministro Padoa Schioppa dice che dovremo stringere tutti la cinghia, con una Finanziaria che non poteva non essere "lacrime e sangue"; i prezzi dei beni di consumo, nonostante le assicurazioni di Prodi e compagni, continuano ad aumentare; le famiglie italiane hanno sempre il problema di arrivare non alla quarta ma alla terza settimana del mese; i posti di lavoro, che in marzo erano arrivati al massimo storico dal 1992, adesso cominciano a mancare, perché sono molte le aziende private che per far quadrare i conti sono costrette ad operare dei licenziamenti; ma non si tolga la droga, per carità.  
       
         Togliete tutto, agli italiani (giovani, meno giovani e non più giovani), è la filosofia politica degli amici di Prodi, ma la droga no, nessuno può e deve toccarla. E l'impegno del governo è anzi quello di aumentare non soltanto le dosi per  lo spinello giornaliero, ma anche di predisporre strutture adeguate per l'esercizio della droga libera e perfettamente gratuita (le "stanze per drogarsi", appunto, che dovrebbero essere approntate dallo Stato e date in gestione ai centri sociali di Luca Casarini e del Daniele Farina oggi deputato e vice presidente della commissione Giustizia della Camera).

          Allegria, per dirla con Mike Bongiorno e Fiorello. Spinelli ed eroina gratuita per tutti, per la felicità dei nostri ragazzi. Ed anche un allettante “business”, per gli ospiti dei centri sociali, che potranno pure farci sopra dei bei soldini: alle spalle dei cittadini che lavorano e producono, ovviamente. "Politica peggiore, il governo del neo compagno Prodi non poteva inventare per gli italiani", dicono i genitori che vivono giornalmente il dramma dei figli drogati.
 
                                                              Gaetano Saglimbeni
 
www.gaetanosaglimbenitaormina.it 
 




permalink | inviato da il 15/3/2007 alle 12:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


15 marzo 2007

Le grottesche "verità assolute”dei conduttori d'assalto della Tv di Stato con “licenza d’insulto”

I grotteschi dibattiti politici di "Annozero" e ''Ballarò'' nella Tv di Stato:
uno schiaffo al giornalismo (quello serio, che dovrebbe essere super-
partes) e un insulto continuo alla intelligenza e dignità dei telespettatori
"E adesso cacciatemi", grida l'ex deputato
comunista Santoro al ministro dc Mastella
che sostiene il governo Prodi ma non vuole
votare in Senato per i matrimoni dei "gay"
Con la puntata dedicata al "caravanserraglio" di omosessuali e lesbiche, il recordman della faziosità giornalistica televisiva ha superato se stesso, toccando il fondo della della sconcezza e della spregiudicatezza. Mai visto un presentatore in video insultare in maniera così arrogante e violenta un ospite, la cui unica responsabilità era di non pensarla come lui. E' questa la serietà e la imparzialità dei giornalisti del servizio pubblico pagati con i soldi di noi cittadini?

di Gaetano Saglimbeni
 

      
         Michele Santoro, ex parlamentare europeo
della Quercia, conduttore di "Annozero"  Un
  programma ancora  più fazioso del 'Ballarò'
 di Gianni Floris, il suo. Lui, se l'ospite che non la
  pensa come lui resiste alle contestazioni in video,
non ci pensa due volte a passare all'insulto.
   E' successo con il Mastella ministro della Giustizia,
 il quale insisteva nel dire che lui ed i senatori
         dell'Udeur non voteranno mai i Pacs-Dico proposti
dal compagno Prodi per i matrimoni-gay e, 
 coperto di contumelie, è stato costretto a lasciare
prima del tempo lo studio televisivo.   

           Michele Santoro, giornalista e grande "inquisitore" televisivo (specializzato in "processi dal video" a Berlusconi, Dell'Utri, Andreotti e Cuffaro), non ha avuto molta fortuna nel suo ritorno in Tv: per i dati Auditel, la sua nuovissima trasmissione, "Annozero", non molto diversa dalle precedenti, è stata uno dei "flop" più pesanti nella storia della Tv di Stato. Può consolarsi comunque, l'ex parlamentare delle sinistre "illuminate", con i favolosi emolumenti che ha percepito e continuerà a percepire in Rai: 810 mila euro l'anno, corrispondenti (ha spiegato il governatore siciliano Totò Cuffaro) a quelli di 5 presidenti di Regioni.
         Con la puntata della trasmissione dedicata al "caravanserraglio gay" di Roma, il recordman della faziosità giornalistica televisiva ha superato se stesso, toccando il fondo del cinismo, della spregiudicatezza, del fanatismo politico-ideologico. Mai visto un presentatore in video insultare in maniera così arrogante e violenta un ospite (che per l'occasione era il senatore ex democristiano Clemente Mastella, oggi ministro per la Giustizia nel governo del compagno Prodi), la cui unica responsabilità era di non pensarla come lui. E' questa la serietà e la imparzialità dei giornalisti della Tv di Stato, super-pagati con i soldi di noi cittadini? 
        Ottocentodiecimila euro l'anno (un miliardo e 600 milioni delle vecchie lire) la paga in Rai all'ex europarlamentare della Quercia Michele Santoro. Il quale, lasciando Strasburgo (dove, chiaramente, contava poco o nulla), è tornato in Tv, con il chiaro proposito di contare di più come "tribuno del popolo". Ed ha avuto pieni poteri, dalla Tv di Stato lottizzata dalle sinistre, con facoltà di ospitare e insultare chi vuole (personalmente o con l'aiuto del Marco Travaglio, provocatore di lungo corso, e della nobile "gnocca senza testa" Beatrice.
        Era il ministro Mastella l’unico ospite ufficiale della prima puntata della nuova seria di “Annovero”, ma quello che si è preso gli insulti più violenti (da Travaglio) è stato l’assente senatore a vita Andreotti, responsabile con Mastella di non voler sentirne di approvare in Senato il matrimonio dei “gay” proposto dal compagno Prodi.  Speravano ed hanno atteso invano, i due grandi inquisitori della Tv di Stato, che il senatore a vita rispondesse da casa, ma il saggio Andreotti si è guardato bene dal prendere il telefono per contestare. Ed il Santoro, visibilmente stizzito, s’è scatenato contro il Mastella.
         Un insulto dopo l’altro. E quando il ministro, non potendone più, si è alzato per togliere il disturbo, a metà trasmissione, il presentatore ha perso letteralmente la testa. “Adesso, cacciatemi pure dalla Rai, anche voi della sinistra, come ha fatto Berlusconi”, gli ha gridato, con provocatoria sfida. Nessuno lo licenzierà. Il “tribuno del popolo” Michele Santoro è tornato in Rai, lasciando la poltroncina di Strasburgo, con pieni poteri e può insultare chiunque, anche il ministro ex democristiano Mastella che sostiene il governo del compagno Prodi. E’ pagato per insultare, lui.
(g. sagl.)

Grottesche "verità assolute”dei conduttori d'assalto della Tv di Stato con “licenza d’insulto”

di Gaetano Saglimbeni

            Conclusioni davvero sconcertanti, tra il paradosso e l’assurdo con qualche scivolata nel grottesco, quelle che Michele Santoro e Gianni Floris, conduttori di "Annozero" e “Ballarò”, traggono da ogni puntata delle loro trasmissioni. Sintetizzabili così: se con il governo Berlusconi le cose non andavano bene, la colpa era sua, del presidente di Forza Italia e della Casa delle libertà, e soltanto sua; se con il governo Prodi le cose non vanno bene o vanno male (peggio di prima, addirittura, come si sta verificando purtroppo in questi mesi), la colpa non è sua, del compagno presidente del Consiglio, ma del Berlusconi che ha governato l’Italia per cinque anni ed è l’unico presidente del Consiglio, nella storia della Repubblica italiana, ad aver governato ininterrottamente per tanto tempo.

          Lui e soltanto lui, il detestato Silvio, responsabile di tutto: di avere abbassato le tasse, anche se di poco, in un Paese che (dice il Prodi della Finanziaria “lacrime e sangue”) non può permettersi tanto lusso, e di aver provocato con le sue critiche al governo, se non proprio organizzato personalmente, i fischi a Prodi: a Verona, a Bologna, a Milano, a Roma ed ovunque il presidente del Consiglio affacci la testa in pubblico. Non si lasciano neppure sfiorare dal sospetto, i signori delle sinistre, che a fischiare, ad accusare e insultare uomini di governo e sindacati possano essere stati e siano cittadini incavolati sul serio, non su commissione, per le tasse da pagare (ben 67 sette, tra le vecchie ripristinate e le nuove) ed i loro figli che non vedono prospettive serie per il loro futuro.
          "Verità assoluta", quella delle sinistre, da accettare e basta. Ed il compagno Prodi? Non ha nessuna responsabilità lui, diretta o indiretta, in quello che ha fatto e fa? Sono semplicemente “giovani maleducati” o addirittura “teppisti organizzati dalla Casa delle libertà”, quelli che lo hanno fischiato e continuano a fischiarlo in tutta Italia? Neppure a parlarne, di responsabilità del sommo capo. Lui, ex democristiano della prima Repubblica, da 29 anni in politica, è “l’angelo buono”, il ”salvatore della Patria” mandato non si sa bene da chi per salvare tutti noi (guidato forse, ironizza qualcuno, dagli spiriti di don Sturzo e Ugo La Malfa, dai quali il “medium” Prodi disse a suo tempo di avere avuto l’indirizzo dell’appartamento di via Gradoli n. 46 in cui le Brigate rosse custodivano il prigioniero Aldo Moro). Ed ha fatto bene, a sentire i suoi supporter, sia a bollare come “teppisti” quelli che lo fischiano e lo insultano che a definire “pazzi” gli italiani che hanno osato ed osano criticare la sua Finanziaria. Il sommo Prodi non si discute.
 
          Poveretti, per le sinistre illuminate, gli italiani: non hanno sufficiente ingegno per capire che quello è un genio della politica e della finanza, uno che vuole trasformare l’Italia in una sorta di “valla dell’Eden”, popolata interamente da gente ricca e felice. Vero è che gli inglesi del “Financial Times”, al tempo della sua presidenza alla Commissione europea (“regalo” del D’Alema che gli aveva preso la poltrona a palazzo Chigi), lo hanno bollato come “manager incapace che in Europa ha provocato danni in misura decisamente superiore ai problemi che ha cercato di risolvere”, ma quelli, dicono i prodiani di ferro, erano e sono invidiosi della sua bravura ed infatti continuano ad insultarlo come presidente del Consiglio. “Il professore”, spiegano,“è un manager serio, capacissimo. E, se non ha fatto nella vita quello che è riuscito a Berlusconi, è solo perché ha preferito servire il Paese, anziché se stesso e la propria famiglia”. E con loro sono d’accordo anche i vecchi comunisti, quelli che, sul Prodi presidente dell’Iri,  dissero (e denunciarono) cose molto più gravi di quelle scritte  dal”Financial Times”, non limitandosi alla presunta “incapacità professionale”.
 
         Tutti ad osannare il professore, oggi, i compagni del vecchio Pci. Con discorsi che sembrano usciti dai copioni di Ionesco e Samuel Beckett: da teatro dell’assurdo, del paradosso, del grottesco, appunto. No, non è roba da teatro, da riderci sopra. E’ la dura e grottesca realtà di milioni di telespettatori che, dopo aver pagato un cospicuo canone alla Rai (per avere il diritto ad “una informazione seria, libera e democratica”, ci hanno sempre detto i nostri governanti) sono costretti non soltanto ad ascoltare una informazione di parte “che più di parte non si può”, ma anche (e qui sta il l’assurdo, il paradossale, il grottesco) a lasciarsi insultare attraverso il video da coloro che vengono pagati con i nostri soldi. Presi tutti per ignoranti, quelli che hanno un  cuore che non batte a sinistra, immaturi, servi del padrone, maleducati, teppisti, mentecatti, e chi più ne ha più ne metta. Ti prendono anche per pazzo, certo, usando gli stessi termini che il grande Prodi riserva sprezzantemente a chi osa non approvare il suo operato di illuminato uomo di governo.
 
          E’ quello che succede da anni a “Ballarò”, purtroppo, e da pochi mesi ad “Annovero”, il nuovo programma dell’ex europarlamentare comunista Michele Santoro, sul secondo canale della Tv di Stato. E Santoro (810 mila euro l’anno, un miliardo e 600 milioni delle vecchie lire, il suo compenso in Rai), batte di gran lunga Gianni Floris in mistificazioni e menzogne, oltre che negli emolumenti. “Annovero” peggio di “Ballarò”, il che è tutto dire: un insulto continuo non soltanto a Silvio Berlusconi ed ai politici che lo affiancano nella Casa delle libertà (Casini e Follini esclusi, naturalmente, visto il ”filing” che si è stabilito tra i due ex democristiani e le sinistre), ma anche ai 2 milioni di cittadini (ed erano molti, tra loro, quelli che il 9 e 10 aprile hanno votato per Prodi) che lo hanno seguito per le strade di Roma ed in piazza san Giovanni il 2 dicembre.  Perché anche la ”piazza”, nei discorsi dei capoccioni della sinistra illuminata, è “diversa”, pur essendo la stessa. Ed un editorialista serio come Angelo Panebianco, sul Corriere della Sera, non ha potuto fare a meno di criticarli duramente. “Non si può sostenere”, ha scritto, ”che, se riempie le piazze l’opposizione di sinistra, si tratta di sana democrazia; e, se le riempie l’opposizione di centrodestra, è populismo”.
 
           Ma questi sono discorsi da giornalisti seri, che i giornalisti d’assalto della Tv di Stato non ritengono neppure di dover prendere in considerazione. Per loro, se con Prodi le cose in Italia non vanno bene e non c’è una sola categoria che non sia scesa in piazza per protestare contro la Finanziaria che fa piangere tutti), la colpa non è sua, del compagno presidente del Consiglio, ma di Berlusconi. E di Berlusconi (guarda caso) si è parlato soprattutto nella puntata di “Ballarò” che aveva per tema i fischi a Prodi, al ministro Bersani ed ai sindacati. Come  in “Annovero”, dove (come nei salmi che finiscono tutti in gloria) si finisce col parlare sempre di Berlusconi, anche quando si parte dai mali di Napoli o della ‘ndrangheta calabrese. Per dire di lui e dei suoi sostenitori (che adesso, bisogna ricordare, sono esattamente il doppio di quelli di Prodi) tutto il male possibile, immaginabile e inimmaginabile.
 
          Per la sinistra e l’estrema sinistra di casa nostra, che l’ex democristiano Prodi ha portato al governo per salvare l’Italia, il confronto democratico è questo: demonizzare e criminalizzare l’avversario politico. E se qualcuno si azzarda a dire che i comunisti di oggi sono gli ultimi epigoni di quelli che hanno fallito clamorosamente nella ex Unione sovietica, assolutamente inaffidabili (visti i risultati che sono sotto gli occhi di tutti), gli danno subito del pazzo. Come nella Unione sovietica di Stalin e di Breznev, appunto, dove i dissidenti, se non venivano eliminati subito, finivano nei manicomi o nei “gulag”. Dai quali, purtroppo, si usciva solo da morti.
 
           Non ne hanno mai saputo nulla Bertinotti e Diliberto, D’Alema, Fassino, Veltroni, la senatrice Anna Finocchiaro, l’attuale nostro presidente della Repubblica Giorgio Napolitano? Non ne ha mai saputo nulla il neo compagno Prodi? Ed i giornalisti Michele Santoro e Gianni Floris, per i quali solo i cittadini con tessera dei partiti comunisti o ex comunisti in tasca posseggono la verità assoluta, mentre gli altri, quelli del centrodestra che seguono Berlusconi, altro non sarebbero che ignoranti e mentecatti? Penso che in un Paese serio, una Tv di Stato seria abbia il dovere di imporre seriamente ai giornalisti il rispetto delle regole del vivere civile, oltre quelle della democrazia. Quello che è avvenuto ad “Annozero”, con il Mastella ministro per la Giustizia (che, bisogna ricordare, sostiene i comunisti e l'estrema sinistra al governo con i voti del suo mini-partito) insultato pubblicamente per il suo deciso "no" ai matrimoni degli omosessuali, è assolutamente indegno di un Paese civile.
 
                                                                   Gaetano Saglimbeni
 
www.gaetanosaglimbenitaormina.it




permalink | inviato da il 15/3/2007 alle 9:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


2 gennaio 2007

Un sondaggio “al di sopra di ogni sospetto”

Un sondaggio “al di sopra di ogni sospetto”, eseguito dalla “Ispo”
di Renato Mannheimer (vicino alle sinistre) su commissione di
SkyTg24 (proprietà del magnate anglo-australiano Rupert Murdoch)
Berlusconi "uomo dell'anno"per il 2006.
E Prodi, vincitore delle elezioni di aprile?
E’ secondo (dopo Bin Laden) nella lista
degli "uomini da buttare giù dalla torre"
Quasi un plebiscito per il presidente di Forza Italia e
della Casa delle libertà, che si è
imposto  nettamente su Carlo Azeglio Ciampi,
Giorgio Napolitano,
 Fiorello, Prodi e Fabio Cannavaro. "Donna dell'anno",
Rita Levi Montalcini,
 che l’ha spuntata per pochi voti sulla giornalista-scrittrice
 Oriana Fallaci,
scomparsa nella scorsa estate, sulle
popolari show-girl Michelle Hunziker e Simona Ventura,
sull’attrice Sophia Loren e
sull’ex ministro per la Pubblica Istruzione ed oggi
 sindaco di Milano Letizia Moratti.  

dI Gaetano Saglimbeni

                Quasi un plebiscito per l'ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, proclamato "uomo dell'anno" per il 2006, con larghissimo vantaggio sul secondo e sul terzo classificato, l'ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e l'attuale capo del Quirinale Giorgio Napolitano. Al quarto posto, il più popolare show-man della Rai-Tv italiana, Fiorello; al quinto, l'attuale presidente del Consiglio Romano Prodi; ed al sesto, il calciatore-simbolo della vittoria italiana ai mondiali di Germania, Fabio Cannavaro, vincitore del "pallone d'oro" per il 2006.
         Una autentica “stangata” degli italiani, dicono gli osservatori politici non di parte, per l’attuale presidente del Consiglio, in risposta a quella che il contestatissimo e fischiatissimo Romano Prodi ha imposto a tutti noi con la sua Finanziaria “lacrime e sangue”. L’ennesima figuraccia, certo, per il leader delle sinistre, e non soltanto per il risicato e tutt’altro che esaltante quinto posto rimediato nella graduatoria degli uomini più amati e degni di stima del 2006.
         Molto più grave, per lui, il secondo posto (dopo Osama Bin Laden, il principe-terrorista islamico che organizzò il tragico attentato alle torre gemelle di New York) che gli italiani gli hanno appioppato nella lista degli “uomini da buttare giù dalla torre” (come dire che, peggio di Prodi, gli italiani vedono solo Bin Laden). Ed il terzo posto è toccato al compagno Prodi nella classifica dei “portatori di disgrazie” che hanno dato all’Italia le notizie più brutte dell’anno, con riferimento fin troppo chiaro ed  inequivocabile alla dissennata e irresponsabile decisione del professore di portare al governo comunisti ed estrema sinistra con codazzo di no-global, disubbidienti, falsi pacifisti americani ed ex terroristi assassini.
         Pensate un po', amici lettori. Le notizie più brutte dell'anno, per gli italiani, sono state tre: il rapimento e l'assassinio del piccolo Tommy a Parma; la barbara esecuzione della giovane Hina a Brescia da parte del padre islamico; e la vittoria in foto-finish di Prodi nelle elezioni politiche di aprile. Peggio di così, al nostro presidente del Consiglio, non poteva andare, soltanto otto mesi dopo le elezioni di aprile: con appena un italiano su tre che gli dà ancora fiducia e due su tre che invocano il ritorno di Silvio Berlusconi a palazzo Chigi. 
        Vittoria di stretta misura, invece, quella della scienziata quasi novantottenne Rita Levi Montalcini, proclamata "donna dell'anno" per il 2006: l'ha spuntata per pochi voti sulla giornalista-scrittrice Oriana Fallaci, scomparsa recentemente, sulle popolarissime show-girl Michelle Hunziker e Simona Ventura, sull’attrice Sophia Loren e sull’ex ministro per la Pubblica istruzione ed oggi sindaco di Milano Letizia Moratti.
           Secondo previsioni, infine, i consensi al Papa nella classifica dei personaggi più amati e stimati nel mondo: facile l’affermazione di Benedetto XVI sul presidente degli Stati Uniti George W. Bush e su due grandi dello sport, l’ex campione del mondo di Formula1 Mikhael Schumacher, andato in pensione nel 2006 con il record assoluto di vittorie, e Marcello Lippi, commissario tecnico dell’Italia campione del mondo, anche lui in pensione popola formidabile vittoria in Germania.
          Il sondaggio, va detto per completezza di informazione, è stato commissionato da SkyTg24 (proprietà del magnate anglo australiano Rupert Murdoch) alla società demoscopica “Ispo” di Renato Mannheimer. Una rilevazione, quindi, “al di sopra di ogni sospetto” (come si suol dire). Assolutamente indipendente la Tv commerciale del miliardario Murdoch, padrone di giornali e antenne televisive in tutto il mondo;  notoriamente molto vicino a Prodi ed alla Unione delle sinistre, il Mannheimer.
          Ma le sinistre, si sa, amano poco l’obiettività delle indagini. Gli italiani, per Prodi, Fassino e compagni, si dividono in due categorie: i buoni, che stanno chiaramente dalla loro parte, ed i cattivi, che stanno con l’odiato Berlusconi ed il centrodestra. Mannheimer, ex marito dell’attuale ministro Ds ex Pci per le Pari opportunità Barbara Pollastrini, è stato sempre uno di loro, ma il sondaggio che ha appena sfornato, non certo esaltante per gli attuali governanti, potrebbe alienargli qualche simpatia. No, non li hanno per nulla graditi, tanti voti per Silvio Berlusconi, i leader e militanti politici della Unione delle sinistre; e neppure la radio ed i telegiornali della Tv di Stato, i grandi giornali cosiddetti di informazioni, sponsor ufficiali di Prodi e compagni in campagna elettorale, che hanno dato pochissimo rilievo alla notizia, se non l’hanno ignorata del tutto. In Italia, è questa (purtroppo) la libertà di stampa e di informazione: si pubblicano sui giornali e si danno per radio e televisione  soltanto le notizie che piacciono e fanno comodo agli amici, per la loro grancassa propagandistica, non quelle che possono recar loro (e recano certamente) danno.
                                                                 Gaetano Saglimbeni
www.gaetanosaglimbenitaormina.it






permalink | inviato da il 2/1/2007 alle 16:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


8 settembre 2006

Il "gruppo folkloristico" dei suonatori dell'estrema sinistra che fa tremare il governo del neo compagno prof. Prodi

   

Il "gruppo folkloristico" dei suonatori dell'estrema sinistra
che fa tremare il governo del neo compagno prof. Prodi
Diliberto: "Irricevibili le proposte
del governo sulla Finanziaria: non
rientrano affatto nel programma"
Durissima la risposta del segretario dei
Comunisti italiani: "Noi siamo pronti
a rispettare e rispetteremo soltanto quello
 che abbiamo firmato in campagna
elettorale nel famoso libro delle 284 pagine".
E' un po' la risposta al professore
che, per far credere all'Europa che era lui e
soltanto lui a decidere in Italia, aveva
 definito i partiti di Rifondazione comunista
e dei Comunisti italiani nient'altro
che "folklore". "Siamo stati noi a far vincere
Prodi il 9 e 10 aprile",  puntualizzano a
muso duro Bertinotti, Diliberto, Rizzo e Giordano,
"e siamo noi, con i nostri voti,
che lo teniamo su quella poltrona. Non dovrebbe
 dimenticarlo, il professore".

di Gaetano Saglimbeni
         
             Il segretario del Partito dei comunisti italiani, Oliviero Diliberto, si rifiuta persino di discutere le proposte sulla elevazione della età pensionabile che il governo del neo compagno vorrebbe inserire nella Finanziaria. "Noi siamo pronti a rispettare e rispetteremo soltanto quello che abbiamo firmato in campagna elettorale nel famoso libro delle 284 pagine, e le nuove norme che si vorrebbero introdurre sulle pensioni non sono affatto nel programma sottoscritto".
           Proposte "irricevibili", dunque, sia dal Diliberto dei Comunisti italiani che dal suo collega Franco Giordano, che alla segreteria di Rifondazione comunista ha sostituito il Bertinotti eletto presidente della Camera, ed è già guerra tra il premier ed i partiti della estrema sinistra. Una risposta, dicono autorevoli osservatori politici, al professore che, per far credere all'Europa che era lui e soltanto lui a decidere in Italia, aveva definito i partiti di Rifondazione comunista e dei Comunisti italiani nient'altro che "folklore".
           "Siamo stati noi a far vincere Prodi il 9 e 10 aprile", puntualizzano a muso duro Bertinotti e Giordano, Diliberto e il suo vice Rizzo, "e siamo noi, con i nostri voti, che lo teniamo su quella poltrona". Una risposta che (non ci vuol molto a capirlo)  sa di "avvertimento": nessuno ha dimenticato, e non l'ha dimenticato soprattutto Prodi,  che fu Bertinotti nell'ottobre del 1998 a licenziare in tronco il professore da presidente del Consiglio. Ed il pericolo che quell'increscioso episodio possa ripetersi, quindi, non può certo essere sottovalutato dal presidente del Consiglio.

 
          Comprensibile, la preoccupazione degli uomini di governo: se salta Prodi, è chiaro, si  dovrà ritornare subito alle urne, non essendo possibile prendere ancora una volta per i fondelli gli italiani con la sostituzione del professore con un D'Alema (come otto anni fa) o con altri. Ed i sondaggi, a cinque mesi dalle elezioni di aprile che hanno dato la vittoria alle sinistre (con 220 mila voti in meno al Senato rispetto al centrodestra ed appena 24 mila contestatissimi voti in più alla Camera che hanno consentito loro di ottenere 63 deputati in più con il premio di maggioranza), sono questa volta decisamente in favore di Berlusconi e della Casa delle libertà. Per Prodi e compagni, insomma, c'è il pericolo di una clamorosa bocciatura da parte degli elettori. 
           Sono molti a pensare (anche all'interno della Unione delle sinistre) che a tenere sui carboni accesi la maggioranza di governo non siano state e non siano soltanto le diverse valutazioni del premier sulla funzione "folkloristica" dei partiti dell'estrema sinistra o la mancata accettazione da parte loro delle proposte del governo sulla Finanziaria. "I nodi da sciogliere nella coalizione sono tanti e non possono non venire al pettine", dicono i leader della Casa delle libertà. Nel libro-programma delle famosissime 284 pagine c’è tutto ed il contrario di tutto e, ricordano anche i politologi con il cuore che batte a sinistra, è pressoché impossibile mettere tutti d’accordo sulla esatta interpretazione di quel che si voleva allora e si vuole o si può adesso realizzare”. Basta rilevare che non una sola delle misure da adottare per la ripresa economica proposte in questi giorni dal ministro Tommaso Padoa Schioppa (un tecnico che dovrebbe rappresentare “la serietà al governo” voluta da Prodi) ha incontrato il favore dei partiti della estrema sinistra, dei verdi, dei no-global, dei disubbidienti, dei centri sociali. E sono questi partiti, partitini, gruppi e gruppuscoli, come hanno tenuto a ricordare Bertinotti e Giordano, Diliberto e Rizzo, a tenere in piedi il governo. 
            Tra i partiti dell'estrema sinistra (piuttosto diffidenti anche nei confronti dei Ds di Fassino e D'Alema che ritengono un po' troppo in sintonia con Prodi), c'è chi ha lanciato una sorta di referendum tra gli iscritti, sulla ipotesi che a lasciare per primo il governo sia il ministro per l’Economia Padoa Schioppa, il premier Romano Prodi o tutti e due insieme: per loro decisione o per il “diktat” di qualcuno degli alleati. Di certo possiamo dire che a decidere i temi ed i numeri della Finanziaria saranno i partiti definiti "folkloristici" dall'incauto Prodi, non i moderati Rutelli e Mastella e nemmeno il post comunista Fassino. 

           La realtà è questa, piaccia o non piaccia a Prodi ed ai suoi amici. La conoscono bene gli italiani seri, quelli che non hanno mai amato e non amano portare i prosciutti davanti agli occhi; e adesso hanno dimostrato di conoscerla benissimo anche molti dei politici, giornalisti, padroni di giornali e industriali d'alto bordo che, in campagna elettorale, avevano un po’ troppo frettolosamente e irresponsabilmente sponsorizzato la pittoresca, rissosa e tumultuosa "armata Brancaleone" messa su da Prodi e compagni per la dissennata e grottesca crociata anti-berlusconiana. 
        
          In appena cinque mesi, questi signori hanno potuto rendersi conto del grosso errore compiuto e dei gravissimi pericoli che hanno rischiato e rischiano di far correre (purtroppo) alla democrazia italiana, non soltanto alla sua economia, che i partiti dell'estrema sinistra, i no-global, i centri sociali ed una parte piuttosto consistente dei cosiddetti ex o post comunisti vorrebbero "pianificare" in Italia secondo i valori, i canoni e le follie dell'egualitarismo proletario che portò al disastro (economico, prima che ideologico e politico) il comunismo sovietico. Adesso anche il Montezemolo presidente della Fiat e della Confindustria tuona contro i "pianificatori" dell'estrema sinistra; e gli industriali fischiano nei convegni, sfidando anche le prevedibili rappresaglie sindacali, il segretario della super-politicizzata Cgil, Guglielmo Epifani. Tra le tante brutte notizia di questi giorni. mi pare che questa sia una delle poche buone. Non siete d'accordo, amici lettori?
 
                                                                    Gaetano Saglimbeni
 www.gaetanosaglimbenitaormina.it




permalink | inviato da il 8/9/2006 alle 8:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa


31 agosto 2006

Ma allora era una balla che l’Italia di Berlusconi fosse allo sbando…

Prodi ed il ministro della Economia
 Padoa Schioppa dicono
che la Finanziaria sarà ridotta da 35 a 30
miliardi di euro
perché le entrate nel primo semestre del
2006 sono cresciute
Ma allora era una balla che l’Italia
di Berlusconi fosse allo sbando…
Se le entrate per il fisco sono aumentate in
 maniera così netta nei primi
sei mesi dell’anno, e cioè prima che si insediasse
il nuovo governo, è la conferma non soltanto
che i conti del ministro Tremonti erano in ordine,
ma anche che c’è stata una forte ripresa economica,
in grado di superare agevolmente la crisi
che aveva colpito tutti i Paesi
della Unione europea,nessuno escluso. 
“L’Italia ha corso in questi mesi
più della Germania”, ha scritto il Corriere della Sera
 (ma soltanto dopo le elezioni del 9 e 10 aprile)

di Gaetano Saglimbeni
           “L’industria riparte, l’Italia corre più della Germania”, il titolo a tutta pagina apparso sul Corriere della Sera a fine aprile, e cioè venti giorni dopo le elezioni politiche che hanno dato una risicatissima vittoria alle sinistre. E nell’articolo abbiamo letto: “L’economia italiana si mette a correre, e più del previsto. Nel primo trimestre del 2006 (e cioè prima delle elezioni, ndr.), il prodotto interno lordo è cresciuto dello 0,6 per cento rispetto al trimestre precedente e dell’1,5 su base annua. E’ il più alto dalla metà del 2001, prima che l’attacco terroristico dell’11 settembre mettesse in ginocchio tutta l’economia mondiale. Sui primi tre mesi l’Italia si allinea così alla media della zona euro,  superando la Germania (ferma allo 0,4) e l’Olanda (allo 0,2)”.
           Avevano suonato a morto per l’intera campagna elettorale, le campane della sinistra, sulla economia italiana. “Crescita zero”, lo slogan ad effetto per i comizi di piazza, gli interventi radio-televisivi, gli spot propagandistici. E ad elezioni archiviate abbiamo scoperto invece che i dati Eurostat, dall’inizio dell’anno, erano stati da record. “La crescita”, ha spiegato il Corriere dopo le elezioni citando i dati elaborati dall’Eurostat prima delle elezioni, “affiancata al piccolo boom della produzione industriale a marzo (più 6,8 su base annua), dovrebbe essere sufficiente per mettere in soffitta la teoria del declino che ha caratterizzato l’ultimo anno del governo Berlusconi”. Parole chiare che, se fossero state scritte sui giornali prima delle elezioni, avrebbero probabilmente tolto alle sinistre i 24 mila contestatissima voti che hanno consentito loro di vincere le elezioni con il premio di maggioranza alla Camera, pur avendo riportato al Senato 220 mila voti meno del centrodestra.
           E adesso (udite, udite, amici lettori), a confermare l’ottimo andamento della economia nel 2006, è addirittura il prof. Prodi, il quale dichiara ufficialmente che, grazie alle più che incoraggianti entrate registrate nel primo semestre, la Finanziaria allo studio del governo, prevista in un primo momento in 35 miliardi di euro, può scendere tranquillamente a 30 miliardi. Un “successone”, insomma, a suo dire, che non può non far gioire,con il presidente del Consiglio, tutti noi cittadini. Solo che il professore, abituato da sempre a spararle grosse raccontando balle, se ne assume il pieno merito. Ed a questo punto, se quadrano i conti, non quadrano certamente le date.
           Perché il governo delle sinistre, come tutti ricordiamo (e gli atti parlamentari sono lì a confermarlo), per effetto del cosiddetto “ingorgo” istituzionale che ha determinato il rinvio dell’incarico a Prodi a dopo la elezione del nuovo presidente della Repubblica, si è potuto insediare ufficialmente soltanto nella seconda decade di giugno (e non tutti i ministeri erano funzionanti, dato che si era operato uno smembramento piuttosto consistente, per una migliore spartizione delle poltrone tra partiti, gruppi e gruppuscoli della coalizione). E dunque, come fa il presidente del Consiglio a sostenere che la ripresa è merito del suo governo, se i dati ufficiali si riferiscono al primo semestre del 2006? Avrebbero compiuto il miracolo di raddrizzare in sole due settimane, il prof. Prodi ed i suoi “illuminati” ministri,  tutto quello che non andava col governo Berlusconi?
          Ricorderà benissimo, il leader delle sinistre Romano Prodi, che la conferma della ripresa era stata annunciata già a fine aprile, e cioè un mese e mezzo prima che  il nuovo governo si insediasse, dal governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, intervenuto al G7 di Washington con l’ex ministro per l’Economia Giulio Tremonti. “Lasciamo al nuovo governo una industria in netta ripresa, con risultati addirittura da record”, ha assicurato in quella occasione Tremonti, ricordando che quella di marzo era stata la “crescita migliore degli ultimi sei anni”.
          Tutto bene, insomma, per l’Italia, anche se in campagna elettorale le campane della grancassa propagandistica delle sinistre avevano suonato a morto. E adesso?  Il governatore della Banca d’Italia non ha mutato le sue previsioni di cresciuta per il secondo semestre, anche se la crescita smisurata del prezzo del petrolio (in conseguenza dei fatti del Libano) ha creato nuove preoccupazioni. Solo che la nuova Finanziaria, per le tante (troppe) promesse fatte da Prodi in campagna elettorale ai cosiddetti “poteri forti” che hanno sponsorizzato la sua elezione (a cominciare dalla eliminazione in un solo anno di cinque punti del cuneo fiscale imposto agli industriali proprio dalle sinistre), si annuncia “lacrime e sangue” per tutti: soprattutto per chi vive del suo lavoro e dovrà provvedere adesso ad assicurare il “salario garantito” non soltanto a chi ha la sfortuna di non lavorare, ma anche a chi non ha alcuna intenzione di cercarselo, un lavoro, preferendo vivere alle spalle di chi lavora. Chiaro, il concetto?
           Sarà una delle grandi battaglie della sinistra e dell’estrema sinistra, quella del “salario garantito” per tutti: anche per gli immigrati clandestini, ovviamente. E’ già in atto, purtroppo, un pauroso e pericoloso ritorno al vecchio assistenzialismo di Stato. Che  paghiamo noi cittadini, ovviamente: soprattutto quelli appartenenti al cosiddetto  ceto medio, con le nostre tasse; ed anche (si teme) con qualche ritocco in negativo delle pensioni.
           Sono in quattro a preparare la grande “stangata d’autunno”: il presidente Prodi in persona, i ministri Padoa Schioppa (Economia) e Bersani (Sviluppo economico), il vice ministro Visco. Torneremo a pagare le tasse che Berlusconi ci aveva tolto (compresa quella per la successione) e ne pagheremo altre ancora. Aumenteranno Iva, Ici, Bot, Cct, imposte comunali, addizionali regionali, ticket per medicinali e ricoveri ospedalieri, biglietti aerei e ferroviari, e tutto il resto, a cominciare dai generi di prima necessità. E tutto questo, per far che cosa? Per consentire a Prodi di ridare alla grande industria i cospicui “aiuti di Stato” a fondo perduto che Berlusconi aveva saggiamente tolto giudicandoli “immorali e asso9lutamente improduttivi”, al ministro del Lavoro Cesare Damiano della Quercia di assicurare il “salario garantito” a tutti (compresi i fannulloni a vita che preferiscono vivere alle spalle di chi lavora) ed al ministro per la Solidarietà sociale Paolo Ferrero di Rifondazione comunista di poter versare 3 mila euro come “benvenuto” ad ogni immigrato clandestino che riesce a sbarcare sulle nostre coste? 
          “Le famiglie italiane, con gli stipendi e le pensioni dimezzate dall’euro, non riescono ad arrivare alla quarta settimana”, è stato per anni lo slogan elettoral-propagandistico di Prodi e Fassino, Rutelli e Bertinotti, Diliberto e Pecoraro Scanio. Adesso, con le sinistre al governo, c’è il pericolo che non arrivino alla terza settimana. Perché i benefici della ripresa, con l’assistenzialismo di Stato (che nei programmi di Bertinotti e compagni dovrebbe essere sempre più simile a quello della ex Unione sovietica) ed i “regali” alla grande industria sotto forma di incentivi allo sviluppo, si disperderanno in mille rivoli e andranno sempre meno, purtroppo, a chi lavora e produce. In una Italia che, nonostante la forte ripresa economica della quale anche Prodi mostra adesso di essersi accorto, rischia di diventare più povera, sempre più povera. E non soltanto per colpa dell’euro che ha già più che dimezzato salari, stipendi e pensioni.
                                                                  Gaetano Saglimbeni
www.gaetanosaglimbenitaormina.it




permalink | inviato da il 31/8/2006 alle 15:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


29 agosto 2006

Via i mercanti, i falsari e pagliacci della politica dal sacro tempio di Assisi

Via i mercanti, i falsari e pagliacci della politica dal sacro tempio di Assisi

I pacifisti anti-americani
 prima sfilavano
inalberando i ritratti
di Saddam Hussein
ed ora sfilano con quelli
degli hezbollah
che si battono per
distruggere Israele

Alla marcia Perugia-Assisi (quattro gatti, a sentire i dati ufficiali)
c'erano anchele comunità islamiche italiane che hanno
paragonato Israele al nazismo. "Chi si è meravigliato e
 si meraviglia di questa
 ingombrante e pericolosa presenza", ha
scritto Angelo Panebianco sul Corriere della Sera,
 "mostra di non aver compreso
di quante e quali ambiguità sia impregnato oggi
il pacifismo nella nostra Italia".

di Gaetano Saglimbeni

               Mancava il ciarlatano-principe delle sinistre, Romano Prodi, impegnatissimo a fare le sue quattro, sei o dieci telefonate al giorno al segretario dell'Onu Kofi Annan (questa volta solo per sapere da lui se i soldati italiani era meglio farli imbarcare in un porto della Puglia o delle Marche); ed anche i suoi fidi scudieri Massimo D'Alema e Arturo Parisi, ministri degli Esteri e della Difesa, si erano dovuti tirar fuori, sempre per motivi legati all'imbarco dei soldati. Per il resto, c'erano tutti (o quasi) gli "habitués" delle pagliacciate anti-americane ad Assisi: Franco Giordano di Rifondazione comunista, Pierluigi Castagnetti della Margherita, Marina Sereni e Giuseppe Giulietti dei Ds-Quercia, Leoluca Orlando della Italia dei valori, Paola Balducci dei Verdi. Certo, mancavano (oltre a Prodi, D'Alerma e Parisi), il Bertinotti presidente della Camera, il segretario dei Comunisti italiani Diliberto, il segretario dei Ds Fassino, il vice premier Rutelli, il verde Pecoraro Scanio, i socialisti ed i radicali della Rosa nel pugno, ed erano assenze non di poco conto; ma in compenso c'erano i rappresentanti della Unione delle comunità islamiche italiane che in una pagina a pagamento sui giornali avevano paragonato Israele al nazismo.
 
          Qualche meraviglia ed un certo imbarazzo ci sono stati, per la presenza ingombrante e pericolosa di questa organizzazione ("un misto di stupidità e fanatismo", secondo la stragrande maggioranza dei partiti politici italiani, di destra, di centro e di sinistra). "Ma chi si è meravigliato e si meraviglia", ha scritto Angelo Panebianco sul Corriere della Sera, "mostra di non aver compreso di quante e quali ambiguità politiche sia impregnato oggi il pacifismo nella nostra Italia". Rappresentato, è il caso di sottolinearlo, dagli anti-americani che fino a qualche mese fa sfilavano inalberando i ritratti di Saddam Hussein e Bin Laden, dando dei "criminale" a Bush, Tony Blair e Berlusconi, ed oggi sfilano, dietro un grande striscione con la scritta "Forza Onu", esibendo il ritratto del Nasrallah capo degli hezbollah che vogliono la distruzione totale dello Stato di Israele.

         Siamo, chiaramente, al paradosso che scivola grottescamente nella farsa, sotto gli occhi degli italiani che non sanno più cosa pensare delle pagliacciate delle sinistre al potere. E dispiace francamente che, per la storia delle quattro, sei o dieci telefonate al giorno che deve fare a Kofi Annan (che sarebbero state certamente venti o cinquanta se il comando delle operazioni in Libano fosse stato assegnato all'Italia anziché alla Francia), non sia stato presente il leader massimo delle sinistre Romano Prodi. Pensate alle grosse e spettacolari balle che avrebbe raccontato per spiegare la "forte e calorosa unità di intenti" tra gli italiani che un tempo inneggiavano per la pace al feroce e sanguinario dittatore Saddam Hussein, che invocavano "dieci, cento, mille Nassiriya" per i militari italiani in missione di pace nell'Iraq su risoluzione dell'Onu, e quelli (sempre gli stessi) che oggi, alla vigilia della partenza di altri militari italiani in Libano, sempre sotto le insegne dell'Onu, inneggiano ai terroristi hezbollah che si battono per distruggere Israele.
 
         Hanno commesso certamente un grosso errore, gli organizzatori dell'ultima pagliacciata di Assisi: sapendo benissimo che il presidente del Consiglio (per la storia delle telefonate a Kofi) non poteva esserci, avrebbero dovuto invitare, che so, almeno un Roberto Benigni, per spiegare ai quattro gatti presenti le vere ragioni di quel cambiamento di etichetta. O forse sarebbe bastata anche una Sabina Guzzanti, famosissima per le scempiaggini attribuite per anni a Berlusconi, sempre che sia oggi  disposta a cambiare "cavallo di battaglia", occupandosi per qualche tempo delle grottesche e paradossali balle di Prodi (così paradossali e grottesche che sembrano tolte di peso dai copioni dell'assurdo di Ionesco e Samuel Bechett e sono quindi pronte per la rappresentazione senza bisogno di aggiustamenti).
 
         C'è una conclusione da trarre, da questa squallida vicenda che i quotidiani  d'informazione esitano ancora a definire "pagliacciata"? Sì, riassumibile in un appello al Pontefice: "Dica ai frati di Assisi che, come più di due millenni fa i mercanti dal tempio di Gerusalemme, anche i mercanti della politica italiana, i falsi pacifisti anti-americani ed i pagliacci del traformismo "illuminato", debbono restare lontani dalle basiliche di Assisi". Glielo aveva già detto papa Ratzinger al superiore della confraternita, ad inizio del suo pontificato, che le questioni politiche dovevano essere separate dalla religione. Cosa è successo: se n'è dimenticato, il buon frate?        
                                                Gaetano Saglimbeni
www.gaetanosaglimbenitaormina.it




permalink | inviato da il 29/8/2006 alle 8:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


22 luglio 2006

“Inaccettabili le irregolarità emerse con la verifica delle schede da parte delle commissioni parlamentari”



Il giallo della “non credibile” vittoria delle sinistre
del prof. Prodi alla elezioni politiche del 9 e 10 aprile
Berlusconi: “Inaccettabili le irregolarità
emerse con la verifica delle schede da
parte delle commissioni parlamentari”
Il presidente della Casa delle libertà, sulla base
dei primi riscontri del riconteggio
in corso nelle speciali commissioni della Camera
e del Senato, è tornato a denunciare
i “brogli elettorali” che avrebbero consentito alla
Unione delle sinistre (battuta al
Senato per 220 mila voti) di vincere alla Camera
 per soli 24 mila voti.  “Abbiamo la
conferma”, dice l’ex premier, “che il voto è stato
falsato da irregolarità assolutamente  inaccettabili
 in un Paese democratico, ed è una vergogna, uno
scandalo che il riscontro previsto da leggi dello Stato
 vada così a rilento. Lo sapremo a fine legislatura che
Prodi ha governato con i comunisti, estrema sinistra e
no-global grazie ad un voto falso?”.  

di Gaetano Saglimbeni 
        
             “Le cose che sono già emerse e continuano ad emergere nella verifica delle schede elettorali del 9 e 10 aprile in corso alla Camera e al Senato”, dice il presidente della Casa delle libertà Silvio Berlusconi, “sono incredibili e assolutamente inaccettabili in un Paese democratico. Adesso abbiamo la conferma che il voto politico espresso dagli italiani, che ha portato al governo comunisti, estrema sinistra e no-global, è stato falsato da irregolarità macroscopiche e imperdonabili; ed è una vergogna, uno scandalo che il riconteggio, che le leggi dello Stato affidano ad apposite commissioni parlamentari istituite nei due rami del Parlamento, vada così a rilento. Lo sapremo a fine legislatura che il professore neo compagno Prodi ha governato il Paese senza il consenso del popolo, grazie ad un voto falsamente e illegalmente attribuito?”.
          Dichiarazioni chiare ed inequivocabili, di una gravità enorme, che non possono non allarmare i cittadini non di parte, e cioè la maggioranza del Paese. Perché le “cose incredibili” che sono già emerse e continuano ad emergere dalla lentissima verifica delle schede elettorali in Parlamento dicono, senza ombra di dubbio, che i “brogli” di cui si è tanto parlato ci sono stati davvero, ed in misura tale (si suppone dai primi risultati) da falsificare e stravolgere completamente il responso delle urne.
          Dai dati ufficiali (emessi dalla Cassazione, bisogna ricordare, sulla base della verifica non di tutte le schede ma unicamente di quelle contestate ai seggi), sappiamo che l’Unione delle sinistre, pur con 220 mila voti in meno rispetto a quelli conseguiti dal centrodestra, ha ottenuto al Senato due parlamentari in più, ed alla Camera, con appena 24 mila voti più delle sinistre, ha visto ingigantita la sua rappresentanza parlamentare di ben 63 unità, grazie al premio di maggioranza previsto dalla legge. Ed è fin troppo facile ipotizzare, a questo punto, che con le irregolarità si siano invertite le parti: che a vincere cioè le elezioni, nella realtà, siano stati non Prodi e l’Unione delle sinistre, ma Berlusconi e la Casa delle libertà.
          “Stiamo rivedendo e ricontando le schede, una per una”, spiega Berlusconi, “e quello che vediamo ha poco o nulla a che fare con le regole della democrazia. Ci sono delle schede con un chiaro segno su Forza Italia che sono state annullate dai presidenti di seggi perché c’era un segnaccio nero a bordo pagina. Non all’interno dello spazio riservato ai partiti ed alle coalizioni, ma completamente al di fuori dei bordi. E mi domando: è accettabile che una chiarissima indicazione di voto venga annullata per un segnaccio a bordo pagina che chiunque può aver messo, anche a spoglio avvenuto?”.   
        Irregolarità e furberie a non finire, a sentire l'ex presidente del Consiglio. "Per questo", dice,  "chiediamo controlli seri ed il più possibile rapidi. Già in passato, quando le verifiche sono avvenute, è stato riconosciuto un tasso di annullamento molto più elevato per la Casa delle Libertà rispetto ai partiti comunisti e dell’estrema sinistra. Non voglio avanzare accuse, ma è certo che la sinistra, tradizionalmente, ha una grande 'professionalità' (chiamiamola così) negli scrutini elettorali. Da questa verifica ci aspettiamo che venga chiarito, per esempio, come mai al Senato vi siano state oltre 40 mila schede bianche in più rispetto a quelle bianche della Camera. Un dato che lascia spazio alle più maliziose interpretazioni, se si considera che alla Camera hanno votato 3 milioni e mezzo di elettori in più rispetto al Senato”.
          “Sono tante le cose da chiarire”, spiega l’avvocato Nicolò Ghedini, deputato di Forza Italia. “C'è l'abissale discrasia accertata fra i conteggi elaborati dagli scrutini elettronici e quelli ottenuti con lo scrutinio tradizionale. Abbiamo potuto accertare una perfetta corrispondenza tra lo scrutinio elettronico e quello compiuto tradizionalmente a mano. Una corrispondenza che attribuiva al centrodestra circa due punti percentuali in più, sia alla Camera che al Senato. Ma quando è stato preso in considerazione soltanto lo scrutinio manuale, la situazione è cambiata radicalmente e i due punti di percentuale in più sono stati attribuiti alla coalizione di centrosinistra. Considerato anche che ci sono le denunce dei presidenti di seggio di 5.768 sezioni, i quali hanno notificato di non aver potuto portare a termine per motivi tecnici vari le operazioni di scrutinio elettronico, dobbiamo convenire che c'è qualcosa che non torna. Ed è un qualcosa che sposta migliaia o decine di migliaia di voti da una parte all'altra".
          Più che legittimi, quindi, i sospetti della Casa delle libertà. “E’ un preciso ed inequivocabile diritto degli italiani”, chiarisce Berlusconi, “sapere chi effettivamente ha vinto le lezioni. E bisogna saperlo subito, non fra quattro o cinque anni. Non mi pare sia corretto l’atteggiamento delle sinistre che fanno di tutto per mandare alle calende greche la soluzione del ‘giallo’. Se Prodi e compagni, con i presidenti della Camera e del Senato (Bertinotti e Marini), sono convinti di aver vinto, di essere stati pienamente legittimati a governare dal voto degli italiani, non dovrebbero avere nulla da temere, a me pare, da un controllo serio e responsabile, secondo le regole della democrazia. E dunque, perché non procedere speditamente, eliminando dubbi e sospetti?”.
         “Per adesso sappiamo soltanto", aggiunge l'ex presidente del Consiglio, "che la Casa delle libertà era indietro di 12 punti, nei sondaggi eseguiti ad inizio di campagna elettorale, e, pur tra irregolarità a non finire (anche all’estero, dove risulta che i postini abbiano consegnato i certificati elettorali non agli interessati ma ai candidati che volevano essere votati ed il voto quindi è stato più che falsificato), ha ottenuto molti più consensi delle sinistre. E’ il caso di ricordare che Forza Italia, con il 24 per cento, è di gran lunga il primo partito del Paese, con ben 7 punti di vantaggio sui Ds di Fassino e D’Alema".
        "E sappiamo anche dai sondaggi, quelli seri", conclude Berlusconi, "che, se si ritorna a votare, la Casa delle libertà è in netta maggioranza, con il 52,5 per cento, sia al Senato che alla Camera. Prodi e compagni, chiaramente, conoscono i sondaggi. E proprio per questo fanno di tutto per rinviare alle calende greche il completamento della verifica delle schede. Sperano così di poter governare il più a lungo possibile senza avere i consensi del popolo. Faremo appello, noi, ai custodi delle regole democratiche (se ancora esistono nel nostro Paese), perché i tempi della verifica vengano ragionevolmente e democraticamente accelerati. Pronti a denunciare abusi e prevaricazioni in tutte le sedi, compresa l’Unione europea, se si verificheranno, Nessuno (lo dico da liberale) può impedire ai comunisti ed all’estrema sinistra di governare se hanno i numeri ed il consenso popolare. Ma nessuno potrà mai assumersi la responsabilità di tenerli al governo se non hanno i numeri ed il consenso popolare lo hanno conquistato con i brogli”.
 
                                                                   Gaetano Saglimbeni
www.gaetanosaglimbenitaormina.it 
        
 
 
        
 
 
 
 

 
 




permalink | inviato da il 22/7/2006 alle 23:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


12 giugno 2006

"Colpire le rendite", sentenzia D'Alema



Sempre più marcate le distanze tra governo e Confindustria
"Colpire le rendite", sentenzia D'Alema
Anche quelle dei proprietari di barche?
"La ripresa c'è", hanno confermato i giovani
 industriali a S. Margherita Ligure, "e
non deve essere frenata o bloccata dai balzelli
del neo ministro Padoa Schioppa".
Per il presidente Montezemolo, la riduzione del
cuneo industriale deve essere per
tutti, non per gli industriali che piacciono al governo.
Applaudito Gianfranco Fini.

di Gaetano Saglimbeni 
     
   Al convegno dei giovani industriali di S. Margherita Ligure il prof. Prodi, temendo forse il ripetersi del "gelo" espresso nei suoi confronti dagli imprenditori riuniti nei giorni scorsi a Roma, ha mandato uno dei suoi due vice presidenti del Consiglio, Massimo D'Alema, ministro degli Esteri. Ed il presidente dei Ds, senza entusiasmare la platea (come avevano fatto Silvio Berlusconi a Vicenza ed il suo ex braccio destro Gianni Letta a Roma) ma anche e soprattutto senza provocare fischi, ha parlato di un governo deciso a "colpire le rendite accumulate a scapito di imprese e lavoratori". "Anche quelle dei proprietari di barche?", gli ha chiesto maliziosamente qualcuno dal fondo, con chiarissima allusione al D'Alema "skipper" e proprietario di una barca da milionario in euro, la "Ikarus II".
          Sempre più marcate le distanze tra governo e Confindustria. "La ripresa economica c'è", hanno confermato i giovani industriali, da Colaninno junior alla Marcegaglia, "e non può, non deve essere frenata o bloccata dai nuovi e vecchi balzelli che propone il ministro Padoa Schioppa". Insomma, continua a non piacere a nessuno, il super-tecnico messo dal prof. Prodi alla guida del ministero della Economia. Non piace al Bertinotti di Rifondazione comunista, al Diliberto dei Comunisti italiani, al verde Pecoraro Scanio, al no-global Francesco Caruso, al "leoncavallino" leader dei centri sociali Daniele Farina (neo vice presidente della commissione Giustizia della Camera), al segretario della Cgil “rossa” Guglielmo Epifani, e non piace ai dirigenti della  Confindustria.
            E gli italiani si domandano: non erano tutti con Prodi e le sinistre, questi signori, in campagna elettorale? Adesso, il Bertinotti presidente della Camera ed il Diliberto segretario dei Comunisti italiani sono quelli che più danno preoccupazioni al premier Prodi, perché non intendono che il cuneo fiscale promesso dal leader dell’Unione delle sinistre agli industriali in campagna elettorale vada esclusivamente (o quasi) a loro, con una fettina piccola piccola, se non proprio insignificante, per i lavoratori. Ed il ministro Padoa Schioppa, per dare un contentino ai contestatori, ha proposto la ingegnosissima formuletta di un cuneo che andrebbe sì, per gran parte, alle industrie, ma non a tutte, solo ad una parte di esse (a quelle che piaceranno al governo, insinua qualcuno). 
           Luca Cordero di Montezemolo, presidente della Fiat e di Confindustria, non è disposto a transigere, su questo e su altri punti del programma. "Il cuneo fiscale deve essere per tutti", ha detto senza mezzi termini. "Nessuna selettività, da parte del governo, tra industrie che meritano ed altre che non meritano. La riduzione deve essere generalizzata: sarà poi il mercato a fare la selezione". Caustico e sferzante con il suo amico (o ex amico?) presidente del Consiglio. "Non vorrei", le sue testuali parole, "che l'unica sorpresa del programma Prodi  fossero i 102 posti di governo che il leader ha creato, tra ministri, vice ministri e sottosegretari, e le frasi stonate dei suoi tanti discorsi al vento".
           Molto applaudito l'ex vice premier e ministro degli Esteri Gianfranco Fini, il quale ha difeso la politica adottata in cinque anni dal governo Berlusconi e, soprattutto, la legge Biagi che i partiti dell'estrema sinistra vorrebbero cancellare e quelli della sinistra modificare in punti di rilevante importanza. "Le sinistre, se avranno la conferma dei numeri, hanno tutto il diritto di governare", ha spiegato con molta chiarezza il presidente di Alleanza nazionale. "Ma governare significa fare qualcosa di nuovo, non avere come unica prospettiva la demolizione di quello che ha fatto il centrodestra, compreso quello che ha fatto di positivo e assai positivo". Ed in sala c'è stata una ovazione calorosissima. A conferma che la politica economica di Alleanza nazionale e della Casa delle libertà ha convinto e convince gli industriali italiani, giovani, meno giovani e non più giovani. Molto più, certo, di quella delle sinistre, che gli industriali italiani, dopo tante chiacchiere, aspettano ancora di conoscere.  
                          Gaetano Saglimbeni
www.gaetanosaglimbenitaormina.it 
 
 
 
eXTReMe Tracker




permalink | inviato da il 12/6/2006 alle 10:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


11 giugno 2006

Il "gruppo folcloristico" delle sinistre che ha fatto tremare il governo Prodi



Dure polemiche per l'intervista del premier al
 giornale tedesco "Die Zeit"
sul presunto ruolo "marginale" dell'estrema
 sinistra nella maggioranza

Il "gruppo folcloristico"
delle sinistre che ha fatto
tremare il governo Prodi
"Siamo noi che abbiamo consentito al professore
di vincere le elezioni del 9 e 10
aprile", dicono Fausto Bertinotti, Franco Giordano,
Marco Rizzo e Oliviero Diliberto,
"e siamo noi, con i nostri voti, che lo sosteniamo
su quella poltrona". Il capo del  governo invece,
nel tentativo di far credere all'Europa
che è lui e soltanto lui a decidere in Italia, aveva
dichiarato al corrispondente
del giornale tedesco che
Rifondazione comunista ed il Partito dei
comunisti italiani sono soltanto "folclore".
 
di Gaetano Saglimbeni  
               
                             "No, il prof. Prodi non pensava affatto a Rifondazione comunista ed al Partito dei comunisti italiani quando ha usato il termine 'folcloristico', parlando con il giornalista del quotidiano tedesco 'Die Zeit': si riferiva all'atmosfera tipicamente italiana, colorita e pittoresca, che spesso avvolge il processo di formazione dei governi".
         Questa la dichiarazione ufficiale con la quale lo staff del presidente del Consiglio ha ritenuto di poter chiudere lo sdrucciolevole caso sul quale stava per scivolare il governo Prodi, a meno di tre settimane dalla sua formazione. Bertinotti e Giordano di Rifondazione comunista, Diliberto e Rizzo dei Comunisti italiani pretendevano una smentita ufficiale di quello che il premier aveva dichiarato nell'intervista, e cioè che l'estrema sinistra in Italia sarebbe soltanto "folclore" e sarebbe lui e soltanto lui a decidere per il governo senza alcun condizionamento comunista, ma il quotidiano tedesco aveva subito fatto sapere che non intendeva rimangiarsi una sola parola di quello che aveva scritto, e la soluzione del delicatissimo caso non poteva dunque non essere una ammissione di responsabilità che dice e non dice, fatta apposta per salvare capre e cavoli.
          La solita pagliacciata, insomma, per l'ennesima presa per i fondelli degli italiani. No, "folcloristici", nella esternazione del prof. Prodi, non erano e non sono i partiti dell'estrema sinistra, ma "quella atmosfera tipicamente italiana, colorita e pittoresca, che spesso avvolge il processo di formazione dei governi". Tutta da ridere, chiaramente, la puntualizzazione (non "smentita", si è tenuto a precisare) dell'ufficio stampa di Palazzo Chigi. Cosa significa quella coloritissima frase, si domandano e domandano gli italiani ai leader delle sinistre-Ulivo: che è stata tutta una "goliardata", se non proprio una buffonata, la formazione del governo Prodi? 
          Liberissimi di pensare e dire quel che vogliono, naturalmente, il premier Prodi ed il suo staff, il presidente della Camera Bertinotti e il nuovo segretario di Rifondazione comunista Giordano, il segretario ed il vice segretario dei Comunisti italiani Diliberto e Rizzo. Ma non potranno mai pensare che gli italiani siano così fessi (o minchioni, per dirla con Berlusconi) da credere alle loro baggianate interpretative.
          Comprensibile, certo, la loro preoccupazione: se salta Prodi, questa volta, si  dovrà ritornare subito alle elezioni, non essendo possibile prendere ancora una volta per i fondelli gli italiani con la sostituzione del professore con un D'Alema (come nell'ottobre del 1998) o con altri. Ma l'impressione degli italiani non di parte (e pure di gruppi importanti all'interno dei partiti della sinistra e dell'estrema sinistra) è che non siano state e non siano soltanto le diverse valutazioni del premier sulla funzione dei partiti alleati (reale e semplicemente "folcloristica") a tenere sui carboni la maggioranza di governo.
        "I nodi della coalizione sono tanti e, prima o poi, verranno al pettine". dicono i leader della Casa delle libertà. Nel libro-programma delle famosissime 284 pagine c’è tutto ed il contrario di tutto e, ricordano anche i politologi con il cuore che batte a sinistra, è pressoché impossibile mettere tutti d’accordo sulla esatta interpretazione di quel che si voleva allora e si vuole o si può adesso realizzare. Basta rilevare che non una sola delle misure da adottare per la ripresa economica proposte in questi giorni dal ministro Tommaso Padoa Schioppa (un tecnico che dovrebbe rappresentare “la serietà al governo” voluta da Prodi) ha incontrato il favore dei partiti della estrema sinistra, dei verdi, dei no-global, dei disubbidienti, dei centri sociali. E sono questi partiti, partitini, gruppi e gruppuscoli, con i loro voti determinanti, a sostenere l’attuale governo: piaccia o non piaccia al professore neo compagno Prodi. 
          Difficile se non impossibile, a questo punto, ipotizzare se a lasciare per primo il governo sarà il ministro per l’Economia Padoa Schioppa o il premier Romano Prodi. O tutti e due insieme: per loro decisione o per il “diktat” dei Bertinotti, Giordano, Diliberto, Rizzo. Di coloro cioè che il professore, improvvidamente o forse solo per una delle sue abituali smargiassate, ha ritenuto di poter bollare come “gruppo folcloristico” della politica italiana. Ignorando o fingendo di ignorare che sono e saranno loro (e soltanto loro), con la legge dei numeri, a decidere, insieme ai Fassino, D’Alema, Boselli, Pecoraro Scanio, non gli "utili idioti” Prodi, Rutelli e Mastella, i quali nella coalizione delle sinistre-Ulive rappresentano solo una minoranza, una nettissima minoranza, cui Bertinotti e compagni hanno assegnato l'ingrato compito di pronunciare soltanto dei "sì",

         La realtà è questa, anche se Prodi, Rutelli e Mastella fingono di ignorarla. La conoscono bene gli italiani seri, quelli che non hanno mai amato e non amano portare i prosciutti agli occhi; e adesso hanno dimostrato di conoscerla benissimo, bisogna dire, anche molti dei politici, giornalisti, padroni di giornali e industriali d'alto bordo che, in campagna elettorale, avevano un po’ troppo frettolosamente e irresponsabilmente sponsorizzato la pittoresca, rissosa e tumultuosa "armata Brancaleone" messa su da Prodi e compagni per la dissennata e per certi aspetti grottesca crociata anti-berlusconiana. 
         
             In appena due mesi, questi signori hanno potuto rendersi conto del grosso errore compiuto e dei gravissimi pericoli che hanno rischiato e rischiano di far correre (purtroppo) alla democrazia italiana, non soltanto alla sua economia. Che, anche questo bisogna dire a chiare lettere, i partiti dell'estrema sinistra, i no-global, i centri sociali ed una parte piuttosto consistente dei cosiddetti ex o post comunisti vorrebbero "pianificare" in Italia secondo i valori, i canoni e le follie dell'egualitarismo proletario che portarono al disastro (economico, prima che ideologico e politico) nella ex Unione sovietica e nei Paesi dell'Est europeo.
       
           Adesso, finalmente, anche il Montezemolo presidente della Fiat e della Confindustria, tuona contro i "pianificatori" dell'estrema sinistra; e gli industriali fischiano nei convegni, sfidando anche le prevedibili rappresaglie sindacali, il segretario della super-politicizzata Cgil, Epifani, dalle cui posizioni è sempre più distante il neo segretario della Cisl, Bonanni. Ed è questa la vera grande novità della politica italiana.      
                               Gaetano Saglimbeni
www.gaetanosaglimbenitaormina.it




permalink | inviato da il 11/6/2006 alle 11:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


9 giugno 2006

"Le abbiamo impedito di offendere i nostri ragazzi in divisa militare"



Lidia Menapace, di Rifondazione comunista, bocciata
alla presidenza della commissione Difesa del Sernato  
"Le abbiamo impedito di offendere
i nostri ragazzi in divisa militare",
dicono i senatori del centrodestra
"E' stata una partigiana-simbolo della Resistenza,
la ottantaduenne senatrice dell'estrema sinistra",
ricordano i leader della Casa delle libertà, "ma le sue
farneticazioni sul terrorismo, le provocatorie invettive
contro istituzioni e uomini calpestano le regole
fondamentali della democrazia e sono pericolosissime
soprattutto per i giovani". Durissimo attacco al neo
compagno prof. Prodi,responsabile di "aver consegnato
 l'Italia a comunisti ed estremisti che voglionotravolgere
 tutto e tutti, compresi i soldati chiamati a difendere i valori della Patria". 
 
di Gaetano Saglimbeni  

Designata ufficialmente dalla Union e delle sinistre del prof. Prodi per la presidenza della commissione Difesa del Senato, Lidia Menapace, 82 anni, di Rifondazione comunista, è stata clamorosamente (e opportunamente, bisogna dire)  bocciata. Al suo posto, con l'apporto dei voti del centrodestra, è stato eletto un senatore della Italia dei valori che fa parte della stessa Unione delle sinistre, De Gregorio, il quale, invitato poi a dimettersi (anche dal ministro Di Pietro che continua ad essere segretario del suo partito), si è decisamente rifiutato di farlo. "Non ci penso neppure", le sue testuali parole. Ed è polemica durissima, con timori di fughe dalla risicatissima maggioranza che complicherebbero ancora di più la vita al neonato governo Prodi.

          "Abbiamo impedito alla signora Menapace di offendere, dalla prestigiosa poltrona  di presidente della commissione Difesa del Senato, i nostri ragazzi in divisa militare", dicono i senatori della Casa delle libertà. L'ultima "sparata" della pacifista di Rifondazione comunista è stata contro le Frecce tricolori, che, a sentir lei, "sono uno spreco, fanno baccano, inquinano e servono solo per parate militari come quella del 2 giugno (inserita nella festa della Repubblica), che dovrebbe essere completamente soppressa". 
          In politica (è legge fondamentale della democrazia) vanno rispettate le idee di tutti. Ma nel caso di Rifondazione comunista, che il neo compagno Prodi ha eletto a partito di governo (affidando anche al suo leader Bertinotti la presidenza della Camera, e cioè la terza carica istituzionale dello Stato), credo che il fanatismo ideologico abbia già calpestato abbondantemente e drammaticamente le regole della democrazia, superando in maniera preoccupante i limiti imposti dalla decenza. E' intollerabile, in un Paese serio, che una senatrice della Repubblica si scagli in maniera così dissennata e oltraggiosa contro le istituzioni dello Stato, travolgendo tutto e tutti con la furia devastante di un ciclone, compresi gli uomini che hanno rappresentato e rappresentano i valori della Patria e sono chiamati a difenderli, anche al prezzo della vita. 
         Quello che la ottantaduenne pacifista Menapace continua a ripetere sui nostri militari impegnati in Iraq non può non sconcertare gli italiani seri (che, per fortuna, rappresentano la stragrande maggioranza del Paese). E non soltanto perché la senatrice più estremista del più estremista dei tre partiti comunisti italiani continua a definirli "truppe occupanti", insistendo nel sostenere che l'Italia è andata in Iraq per fare la guerra, e non in missione di pace, per ragioni esclusivamente umanitarie ed a guerra finita, come hanno confermato e confermano autorevoli esponenti della stessa Unione delle sinistre, da Ciampi a Napolitano, a Fassino, all'attuale ministro degli Esteri D'Alema. Sono le sue idee sul terrorismo e la resistenza (che qualcuno ha definito "farneticazioni da overdose di comunismo") che offendono il comune sentire delle persone serie. E francamente non si rie4sce a capire come possa essere venuto in mente, al prof. Prodi ed ai leader della Unione delle sinistre, di proporre un ciclone così devastante alla presidenza della commissione parlamentare di un Paese democratico.      
         Continua a lanciare proclami deliranti ed a buttar fango sull'Italia, la signora senatrice ex partigiana Lidia Menapace. Dice che lei "non ha difficoltà a identificarsi e si identifica in tutto e per tutto con i resistenti iracheni che i nostri militari, in perfetta sintonia con i leader del centrodestra che li hanno mandati in Iraq a far la guerra, definiscono terroristi". Il terrorismo, spiega, "è una cosa che appartiene esclusivamente all'estrema destra, quindi a Bush, Blair, Berlusconi, come un tempo a Hitler e Mussolini, perché non fa partecipare il popolo alla resistenza". E dunque, a sentire la militante-simbolo di Rifondazione comunista, non è stato terrorismo quello di Lotta continua, Potere operaio e Prima linea negli "anni di piombo", con i Sofri, i Bompressi, i D'Elia; non è stato e non è terrorismo quello delle Brigate rosse, con i Morelli, le Faranda, le Lioce, perché le loro azioni armate erano e sono "lotte di popolo". E "lotte di popolo" contro gli oppressori americani, inglesi (ed anche italiani, a sentire la partigiana Menapace) è quella degli sgozzatori e tagliatori di teste amici di Saddam Hussein, dei kamikaze che seminano terrore e morte ed ammazzano innocenti nei mercati rionali, scuole, asili, moschee.
         C'è solo da ricordare alla ex partigiana Menapace che la Resistenza (quella con la "R" maiuscola, è stata in Italia una cosa seria, che i Pertini ed i Vassalli, i Ciampi e le Anselmi, gli Ingrao e le Nilde Jotti combattevano per liberare l'Italia da una feroce dittatura; ed in Iraq, invece, gli amici di Saddam Hussein sgozzano, tagliano teste e fanno saltare in aria  barbaramente vecchi e bambini nel folle tentativo di riportare al potere uno dei dittatori più spietati e sanguinari del ventesimo secolo.
         Queste cose bisogna ricordare a chi finge di averle dimenticate e raccontare ai giovani, per impedire mistificazioni, falsità, follie ideologiche, il dilatarsi di un fanatismo isterico e accecante, pericolosissimo. Ed anche per questo, o proprio per questo, esprimiamo la nostra gratitudine ai senatori del centrodestra, per avere bocciato la candidatura di una estremista così dissennata e fuori dal mondo (pericolosissima, sì, per il falso modello che può offrire ed offre certamente ai giovani che non sanno) alla presidenza della commissione Difesa del Senato. L'Italia, pur con la presenza del partito della Rifondazione comunista al governo, continua ad essere (per fortuna degli italiani) un Paese serio. 
         Post scriptum - Un consiglio vorrei dare ai miei illustri colleghi del "Corriere della Sera" e di altri grandi quotidiani di informazione che, quando scrivono di Rifondazione comunista, tolgono  sistematicamente l'aggettivo "comunista", lasciando soltanto  "Rifondazione". Non mi pare che, con una omissione del genere (che, chiaramente, piace e fa comodo al prof. Prodi), si  renda un servigio ai lettori ed alla democrazia. Gli italiani debbono sapere, ed è necessario che qualcuno lo ricordi sempre, che il signor Bertinotti non vuole "rifondare" in Italia una congregazione di boy-scout o frati trappisti, ma il comunismo, quello che (come ricorda sempre agli americani ed al mondo intero l'ex inquilino democratico della Casa Bianca Bill Clinton) appartiene ormai alla "pattumiera della storia". Se il neo compagno Prodi fa di tutto per farlo dimenticare, gli italiani no, loro non vogliono dimenticare e non dimenticano.           
 
                     Gaetano Saglimbeni
www.gaetanosaglimbenitaormina.it 

 
 
eXTReMe Tracker




permalink | inviato da il 9/6/2006 alle 10:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


31 maggio 2006

Mancano soldi per i cantieri?

A “Ballarò” la risposta dell’ex ministro Enrico
La Loggia ai piagnistei delle sinistre-Ulivo sui fondi
che mancano per l’Anas e le Ferrovie

“Berlusconi li ha trovati in 5 anni:
doveva cercarli anche per Prodi?”

“E’ compito del nuovo governo”, ha ricordato
 il senatore di Forza Italia, “reperire le risorse
necessarie, con gli strumenti che le leggi dello Stato
mettono a sua disposizione”.  Le irresponsabili
 “sparate” del neo ministro dei Lavori pubblici,
Antonio Di Pietro, il quale non sa nulla dei mutui già
sottoscritti per le grandi opere dal governo di centrodestra e dei finanziamenti già concessi dall’Unione europea
(nonostante il boicottaggio dell’allora
presidente della Commissione di Bruxelles prof. Prodi):
 per il ponte sullo Stretto di Messina, per esempio,
che il nuovo governo non vuole realizzare.
 
di Gaetano Saglimbeni  
 
         Lo hanno detto un po’ tutti, dal presidente Prodi ai ministri Padoa Schioppa (Tesoro), Bianchi (Trasporti), Di Pietro (Lavori pubblici), Pecoraro Scanio (Ambiente) che in agosto potrebbero essere chiusi, per mancanza di fondi, molti cantieri dell’Anas e delle Ferrovie. A rischio ci sarebbero quelli della autostrada Salerno-Reggio Calabria, del grande raccordo anulare di Roma, del passante di Mestre, dell’alta velocità ferroviaria in Toscana.

        Ma le cifre esatte non si conoscono. C’è chi dice che i miliardi di euro mancanti per il fabbisogno nella seconda metà del 2006 sarebbero 3 o 4, che diventerebbero 6 o 8 se si aggiungono le opere a regime. I tecnici del ministero del Tesoro si dicono preoccupati, in particolare, per la mancanza delle risorse da mettere a disposizione di Anas e Ferrovie per manutenzioni ordinarie e straordinarie, senza però scendere in dettagli. L’unico a dare cifre esatte, per il momento, è l’amministratore delegato dell’Anas Vincenzo Pozzi, il quale spiega che il miliardo e 913 milioni di euro messi a disposizione dal governo Berlusconi finiranno in luglio e per il resto del 2006 occorrono da 1,1 a 1,2 miliardi di euro. 
 
        Tutti a strapparsi i capelli e le vesti di dosso, presidente, ministri e leader di partiti. Se li sono strappati, a “Ballarò”, il conduttore Gianni Floris (sempre più uomo di partito) ed il vice premier e ministro per i Beni culturali Francesco Rutelli, dando prova di una superficialità e un pressappochismo davvero preoccupanti. Pensavano, questi signori, che fosse ancora compito dell’ex presidente  Berlusconi, e non del suo successore Prodi, trovare i soldi per tenere aperti da agosto i cantieri della ordinaria e straordinaria manutenzione. Ha provveduto l’ex ministro Enrico La Loggia, presente in studio, a riportare l’uno e l’altro con i piedi per terra, spiegando loro che deve essere il nuovo governo, con gli strumenti che le leggi mettono a sua disposizione, trovare le risorse necessarie per la manutenzione ordinaria e straordinaria di strade, autostrade e ferrovie.

         “Berlusconi le ha trovate per i cinque anni del suo governo”, ha detto  l’ex ministro. “Cosa pensavano, gli illuminati leader delle sinistre italiane, che fosse suo compito trovarle anche per i successori? Le ha trovate, il governo del centrodestra, oltre che per l’ordinaria e straordinaria manutenzione, anche per le opere aggiuntive (nuove corsie per le autostrade, doppi binari dove mancano, potenziamento dell’alta velocità ferroviaria, etc.), ottenendo finanziamenti speciali dall’Unione europea (nonostante il boicottaggio dell’allora presidente della Commissione europea prof. Prodi) e accendendo i mutui necessari. Per il passante di Mestre, per esempio, che dovrebbe essere completato nel 2008, e l’alta velocità in Toscana. Se per quest’ultima opera la procedura di finanziamento da parte della Cassa depositi e prestiti è stata ‘congelata’ dal nuovo governo, non è certo colpa di Berlusconi e del suo governo. Si decidano, Prodi e compagni, a dire quel che vogliono (se sono in grado di dirlo), e tutto procederà per il meglio, senza inutili piagnistei”.

         Insomma, le strumentalizzazioni continuano, da parte dei leader delle sinistre-Ulivo. Ed il neo ministro dei Lavori pubblici, l’ex magistrato Antonio Di Pietro, le spara grosse, come è sua abitudine. “Berlusconi ha fatto come Vanna Marchi: sui cantieri delle grandi opere ha venduto solo placebo e chiacchiere”, ha dichiarato al ‘Corriere della Sera’. E dimentica o finge di non sapere, il leader della Italia dei valori, quel che il ‘Corriere’ ha spiegato con molta chiarezza nello stesso articolo. E cioè, che “a rischio non sono le opere definite da Berlusconi ‘epocali’, come il Mose per la difesa di Venezia dall’acqua alta o, paradossalmente, il ponte sullo Stretto di Messina che il nuovo governo non vuole fare, ma quelle che l’Anas e le Ferrovie gestiscono direttamente con le risorse che lo Stato mette di anno in anno a disposizione”. Chiaro, ministro Di Pietro? E queste risorse deve adesso procurarsele il prof. Prodi. L’ex premier Berlusconi, come opportunamente ha spiegato il senatore La Loggia al neo vice premier Rutelli, le ha procurate per i suoi governi, nei cinque anni che ha passato a palazzo Chigi, e non aveva alcun dovere di procurarle anche per eventuali successori.
 
        Ma bisogna pure ricordare, a Prodi, Di Pietro, Bianchi, Pecoraro Scanio, tutti grandi oppositori del ponte sullo Stretto, che dire ‘no’ ad un’opera così essenziale per il Sud (ma che piace tanto anche all’Europa, per il famoso “Corridoio 1” che da Berlino porterà a Palermo, senza soluzione di continuità) significa rifiutare il finanziamento del 20 per cento della spesa complessiva già assicurato con regolare stanziamento dalla Unione europea ed un certo numero di miliardi di euro che operatori finanziari di tutto il mondo hanno dichiarato di voler impegnare nella realizzazione della gigantesca e avveniristica opera, con il chiaro proposito di assicurarsene poi la gestione per un certo numero di decenni.
         Il paradosso, al limite dell’assurdo e qualche scivolata sul grottesco, è che le sinistre fingono di piangere e strapparsi i capelli perché mancherebbero i soldi destinati al completamento delle opere pubbliche appaltate da Berlusconi e si rifiutano di realizzare un’opera (il ponte sullo Stretto, appunto, anch’esso già appaltato) che allo Stato non costerebbe nulla. Più assurdo e grottesco di così?  
 
            Gaetano Saglimbeni
 
www.gaetanosaglimbenitaormina.it 




permalink | inviato da il 31/5/2006 alle 17:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


18 maggio 2006

Su 25 ministri, i moderati sono solo 10 : 6 Margherita, 1 Udeur e 3 indipendenti

In netta maggioranza nel governo Prodi comunisti ed estrema
sinistra, i quali potranno quindi decidere quello che vogliono  
Su 25 ministri, i moderati sono solo 10:
6 Margherita, 1 Udeur e 3 indipendenti
E delle tre più importanti cariche istituzionali,
per la prima volta nella storia della
Repubblica, due sono in mano alla sinistra ed
estrema sinistra: la poltrona di capo
dello Stato, affidata al comunista ex stalinista
 Giorgio Napolitano (che nel 1956
approvò la feroce e sanguinaria invasione dei
carri armati sovietici in Ungheria,
spiegando che serviva per la pace nel mondo),
e la presidenza della Camera dei
deputati, affidata all’ex segretario di Rifondazione
comunista Fausto Bertinotti.

di Gaetano Saglimbeni 

               La nuova mappa del potere, disegnata dal neo compagno Prodi con cinici intendimenti spartitori, è chiaramente a tutto vantaggio delle sinistre: comunisti di tutte le risme, ex, post o comunque etichettati, ed estrema sinistra. E non ci vuol molto a capire chi comanda nella coalizione, sia in Parlamento che nel Consiglio dei ministri.
           Basta ricordare che, per la prima volta nella storia della Repubblica italiana, due delle tre più importanti cariche istituzionali sono in mano alla sinistra ed estrema sinistra: la poltrona di capo dello Stato, affidata al comunista ex stalinista Giorgio Napolitano (che mezzo secolo fa approvò la feroce e sanguinaria invasione dei carri armati sovietici in Ungheria, spiegando che serviva per la pace nel mondo), e la presidenza della Camera dei deputati, sorprendentemente e irresponsabilmente affidata al segretario di Rifondazione comunista Fausto Bertinotti, ad un signore cioè che il comunismo morto e sepolto nella ex Unione sovietica vorrebbe rifondarlo in Italia.
             Per fugare nel lettore il sospetto che questa sia una cronaca politica dalla super-comunista isola di Cuba, dove la occupazione delle istituzioni da parte del dittatore Fidel Castro è totale, bisogna subito riferire che la terza delle tre più importanti cariche istituzionali italiane dello Stato italiano, quella del Senato, è stata affidata (per nostra fortuna) all’ex sindacalista democristiano della Cisl Franco Marini, oggi della Margherita. Così, almeno, si è stabilito un due a uno a favore delle sinistre. Poteva anche andare peggio, naturalmente, all'Italia del neo compagno Romano Prodi: poteva essere cioè un tre a zero, con l'estrema sinistra di Bertinotti e Diliberto che strizza l'occhio a Fidel Castro; e non è detto, andando avanti di questo passo, che non sia arrivi, un giorno o l’altro, alla totale occupazione delle istituzioni da parte di comunisti ed estrema sinistra, nella assoluta e colpevole indifferenze dei grandi quotidiani cosiddetti di informazione.  
          Paure fuor di luogo? No, di certo; ed i numeri lo dimostrano. Ancora più netto (e preoccupante) è il vantaggio di comunisti ed estrema sinistra nel governo: su 25 ministri, i moderati sono soltanto 10 (6 Margherita, 1 Udeur e 3 indipendenti), e le sinistre sono quindi in grado di prendere, nella coalizione, le decisioni che vogliono, come e quando vogliono. Questa la distribuzione delle poltrone operata dal neo presidente del Consiglio: vice presidente del Consiglio e ministro degli Esteri, Massimo D’Alema (Ds ex Pci); vice presidente del Consiglio e ministro per i Beni culturali, Francesco Rutelli (Margherita); ministro dell’Interno, Giuliano Amato (Ds ex Psi); Difesa, Arturo Parisi (Margherita); Giustizia, Clemente Mastella (Udeur); Economia e Finanze, Tommaso Padoa Schioppa (indipendente); Sviluppo economico, Pierluigi Bersani (Ds ex Pci); Pubblica Istruzione, Paolo Fioroni (Margherita); Trasporti, Alessandro Bianchi (Partito dei comunisti italiani); Comunicazioni, Paolo Gentiloni (Margherita); Lavoro e Previdenza sociale, Cesare Damiano (Ds ex Pci); Lavori pubblici, Antonio Di Pietro (Italia dei Valori); Salute, Livia Turco (Ds ex Pci); Politiche agricole, alimentari e forestali, Paolo De Castro (indipendente); Università e ricerca, Fabio Mussi (Ds ex Pci); Solidarietà sociale, Paolo Ferrero (Rifondazione comunista); Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi); Politiche comunitarie e Commercio con l’estero, Emma Bonino (La Rosa nel pugno).
           Seguono sette ministri senza portafoglio: Rapporti con il Parlamento e riforme, Vannino Chiti (Ds ex Pci); Funzione pubblica, Luigi Niccolais (Ds ex Pci); Progetti di governo, Giulio Santagata (indipendente); Pari Opportunità, Barbara Pollastrini (Ds ex Pci); Affari regionali, Linda Lanzillotta (Margherita); Politiche giovanili e sport, Giovanna Meandri (Ds ex Pci); Famiglia. Rosy Bindi (Margherita).     
          Sei le donne, dunque. Pochine rispetto alle promesse di Prodi; e soltanto due, Livia Turco e la Bonino, ministre con portafoglio. Anzi, una e mezza: perché la Emma della Rosa nel pugno ha il portafoglio solo per il Commercio con l’estero ed è senza portafoglio invece per le Politiche comunitarie. “Poteva essercene anche qualcuna in più ed in ministeri più importanti", il commento tra l’amaro e il caustico della Rosy Bindi che nelle ultime fasi delle laboriose e complesse trattative tra partiti sembrava destinata a restare fuori e si è dovuta accontentare poi di una poltroncina che sa di strapuntino in un ministero di nuova creazione, per la Famiglia.
          Preponderante, eccessivo ed assolutamente ingiustificato, il numero di comunisti ed estrema sinistra anche negli elenchi dei 9 vice-ministri (5 Ds, 1 Rifondazione comunista, 1 Rosa nel pugno e 2 Margherita) e dei 63 sottosegretari (più di 40 alle sinistre). E la domanda che a Prodi, Rutelli e Mastella rivolgono gli italiani non accecati dal fanatismo ideologico, che per fortuna rappresentano la stragrande maggioranza del Paese, è sempre la stessa: pensano ancora, Margherita e Udeur, di poter fronteggiare (da una posizione di netta e vergognosa minoranza) i "diktat" sempre più dirompenti e inquietanti di sinistra, estrema sinistra e movimenti di piazza? L'impressione che possiamo trarne, dai numeri che la coalizione delle sinistre-Ulivo ci ha fornito, è che il ruolo dei moderati, nella grande alleanza, sia soltanto quello degli "utili idioti". Sempre più idioti, purtroppo. E fa benissimo, l'ex premier Berlusconi, a ricordare agli italiani che al potere i comunisti sono sempre arrivati con la collaborazione, dissennata e per loro preziosissima, degli "utili idioti".
        Vi siete mai chiesti, amici lettori, perché i Ds della Quercia, primo partito della coalizione delle sinistre, non hanno mai presentato i loro leader (D'Alema, Veltroni, Fassino) come candidati alla presidenza del Consiglio e si siano affidati sempre ad un candidato di facciata, il Prodi senza partito? A loro, chiaramente, serve uno "specchietto per allodole" a capo della coalizione, del quale liberarsi poi, al momento opportuno. Come fecero nel 1998, quando  mandarono a casa il professore a metà legislatura per sostituirlo con D’Alema. Chiaro, no? Ed è quello che potrebbe avvenire anche questa volta. 

                       Gaetano Saglimbeni
www.gaetanosaglimbenitaormina.it




permalink | inviato da il 18/5/2006 alle 17:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


19 aprile 2006

E' super-tifoso di Saddam Hussein

Confermata dalla Cassazione la vittoria delle sinistre,
che alla Camera hanno avuto soltanto 24.755 voti più
del centrodestra ed al Senato ben 428 mila in meno 
E' super-tifoso di Saddam Hussein
il bresciano di "Alleanza Lombarda"
che ha regalato 44.589 voti a Prodi

di Gaetano Saglimbeni
             
             Se il prof. Romano Prodi (pur prendendo molti voti meno di Berlusconi, sia al Senato che alla Camera),  è riuscito a portare a casa la contestatissima vittoria alla Camera, deve fare un monumento all'ex senatore marxista-leninista Elidio De Paoli, 57 anni, di Rezzato, provincia di Brescia: è suo il preziosissimo "regalo" dei 44.489 voti che hanno consentito al leader delle sinistre-Ulivo di spuntarla (almeno per adesso) sul centrodestra. Grazie a quei voti, riportati dalla lista "Alleanza Lombarda" aggregata alla coalizione di Prodi, il professore ha potuto contare alla fine su un vantaggio di 24.775 voti; e senza quelli, invece, sarebbe stato sotto di 19.834, quindi perdente.
            Ma un monumento il leader delle sinistre deve farlo anche al ministro dell’Interno del governo uscente Beppe Pisanu di Forza Italia, il quale ha consentito (per troppa generosità, negligenza o erronea interpretazione della legge, non si sa bene) l’aggregazione della lista “Alleanza Lombarda” con una delle due coalizioni (quella del prof. Prodi, appunto), in netto contrasto con le disposizioni della nuova legge elettorale approvata nel dicembre scorso dal Parlamento.
           “La legge è chiara, fin troppo”, spiega l’avv. Gaetano Pecorella, deputato di Forza Italia ed ex presidente della Commissione Giustizia della Camera, “e più che legittimo è il ricorso presentato in Cassazione dal coordinatore nazionale della Lega Nord ed ex ministro per le Riforme istituzionali Roberto Calderoni. Per le liste che decidono di aggregarsi ad una coalizione di partiti, è scritto a chiarissime lettere, l’Ufficio elettorale centrale determina le loro cifre elettorali nazionali sommando i voti da esse riportati nelle singole circoscrizioni. E la lista ‘Alleanza Lombarda’ non ha nulla, proprio nulla da sommare, perché quei voti li ha riportati nella unica circoscrizione in cui si è presentata, nel collegio Lombardia 2 di Varese-Bergamo-Brescia”.
          “C’è soltanto una ipotesi di conteggio in unica circoscrizione, nella nuova legge”, chiarisce Pecorella, “e riguarda le Regioni a statuto speciale, là dove è necessario tutelare le minoranze linguistiche, come la Valle d’Aosta ed il Trentino Alto Adige. Altre ipotesi non esistono. E dunque, quella aggregazione della lista di ‘Alleanza Lombarda’ alla coalizione delle sinistre è e deve essere considerata assolutamente illegale. Se, come dice il primo comma dell’art. 83, la cifra elettorale nazionale di una lista è la risultante della somma delle cifre elettorali circoscrizionali (e nessuna eccezione è prevista), è palese che le liste devono essere più di una, perché sia possibile sommarle, e che le liste, per essere più di una (e con lo stesso simbolo, precisa anche la legge), devono essere state presentate in più circoscrizioni. Nella mia lunghissima carriera di avvocato, mi è capitato poche volte di leggere leggi più chiare di questa”, le conclusioni dell’on. Pecorella.
           Come finirà, il ricorso presentato dall’ex ministro Calderoni, è difficile prevederlo. A sentire i giudici della Cassazione (che non hanno ritenuto di doversi pronunciare ufficialmente su questo argomento specifico, pur ritenendo quella aggregazione “non contraria alla legge”), la competenza per il suo esame definitivo spetta alla Giunta per le elezioni della Camera dei deputati, e cioè, paradossalmente, alla maggioranza parlamentare che dalla Cassazione è stata proclamata ufficialmente e per l’opposizione, stando ai numeri contenuti nel ricorso, non sarebbe maggioranza ma minoranza: non mi pare che sia il sistema migliore per assicurare una seria e serena interpretazione della legge. Dalla quale, bisogna ricordare, non dipende l’attribuzione di uno, due o cinque seggi, ma l’assegnazione di un premio di maggioranza che per la coalizione del prof. Prodi è di 55 deputati. E non è dunque una disputa da poco. Il problema è sapere con certezza se la Casa delle libertà (che al Senato ha riportato 428 mila voti più delle sinistre, anche se avrà lo stesso numero di seggi) ha ottenuto la maggioranza pure alla Camera, essendo fin troppo chiaro che, in tal caso, andrebbe a lei, non alle sinistre, il cospicuo premio di maggioranza. E la speranza è che, per saperlo con certezza, non si arrivi alle calende greche.
          In attesa, possiamo soltanto registrare un fatto che è certamente tra i più singolari e inquietanti nella storia della Repubblica italiana: a decidere il destino dell'Italia libera e democratica, per adesso in favore del Prodi che vuole governare l’Italia con ben tre partiti comunisti ed i no-global, è stato (e sarà, se le cose non cambieranno) il super-tifoso di uno dei più sanguinari dittatori del ventesimo secolo, Saddam Hussein. Eloquentissima, nella sua dissennata e sconcertante “verità”, la dichiarazione che l’ex senatore “rosso” Elidio De Paoli ha reso ai giornalisti italiani nel 2002 al ritorno da un viaggio effettuato con una delegazione parlamentare a Bagdad poco prima dello scoppio della guerra. "Se c'è uno Stato che non ha mai avuto a che fare con il terrorismo, questo è proprio l'Iraq, per espressa volontà del suo grande capo Saddam Hiussein", le sue testuali parole.  
           L'avrà certo apprezzata a suo tempo, il prof. Prodi, una dichiarazione così solidale nei confronti dell’ex dittatore di Bagdad che i giudici iracheni stanno per condannare a morte: almeno quanto ha apprezzato ed apprezza i 44.589 voti che gli assicurano per il momento la maggioranza su Berlusconi. Vedremo un bel monumento a Elidio De Paoli, in una delle piazze di Brescia, o sapremo dai giornali di qualche poltrona importante assegnata al leader della "Alleanza Lombarda”? Che so, un incarico di sottosegretario, di consulente per la pace nel mondo, o la presidenza del Consiglio di amministrazione di qualche ente di Stato? Un premio, certo, bisognerà darglielo, per la sua straordinaria generosità nei confronti del leader delle sinistre Romano Prodi, visto che il seggio al Senato, questa volta, il marxista-leninista De Paoli non è riuscito a riconquistarselo.  
        
                       Gaetano Saglimbeni
www.gaetanosaglimbenitaormina.it    




permalink | inviato da il 19/4/2006 alle 14:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


18 aprile 2006

Il programma di Prodi per l'Italia?"Un disastro annunciato", dicono gli inglesi del "Financial Times"

Un durissimo attacco ai velleitarismi populisti
dell'ex presidente della Commissione europea

Il programma di Prodi per l'Italia?
"Un disastro annunciato",
dicono  gli inglesi
del "Financial Times"
Serie preoccupazioni in tutta Europa (e non soltanto
 nella Gran Bretagnadi Tony Blair) per la presenza
di tre partiti comunisti nel governo che il leader
delle sinistre italiane si prepara a formare, due
dei quali legati a filo doppio con i no-global ed i
movimenti di piazza. Incoscienza e irresponsabilità
di un "generale senza esercito" completamente
nelle mani degli stessi alleati,tutt’altro che
raccomandabili, che nell'ottobre del 1998 
 lo licenziarono in tronco da presidente del
Consiglio a metà legislatura.

di Gaetano Saglimbeni
        
          “La risicata vittoria del centrosinistra guidato dall’ex presidente della Commissione europea  Romano Prodi è il peggior risultato immaginabile che potesse capitare all’Italia”, ha scritto il quotidiano economico inglese “Financial Times”. E non soltanto per i numeri, davvero precari, che, “se consentiranno al leader delle sinistre di formare un governo, non sono tali da garantirgli poi di sopravvivere a lungo”. Le preoccupazioni sono per i tre partiti comunisti che nella coalizione del prof. Prodi dispongono di una netta e allarmante maggioranza, sia al parlamento che nel costituendo governo, e sono in grado quindi di proporre e far passare le leggi che vogliono, anche “quelle che vanno contro gli interessi economici e politici dell’Italia, nel contesto della Unione europea di cui essa è o dovrebbe essere parte importante”; ed   anche, se non soprattutto, per il programma che l’aspirante premier Prodi ha presentato, fatto di "ricette sbagliatissime che hanno provocato disastri in tutti i Paesi nei quali sono state attuate".
         A portare questo durissimo attacco ai velleitarismi populisti dell'ex presidente della Commissione europea prof. Prodi, bersagliato a suo tempo con incredibile virulenza dalla stampa del vecchio continente (e non soltanto dagli inglesi), è stato il giornalista Wolfgang Munchau, editorialista del “Financial Times” ed ex condirettore dell’edizione tedesca. “Se sono queste le proposte del leader delle sinistre per fare uscire l’Italia dalla crisi, possiamo dire sin da adesso, e con assoluta certezza, che l'Italia va incontro al disastro, un disastro purtroppo annunciato, che la costringerà ad uscire presto dall’euro ed entro il 2015 dalla Unione europea", ha scritto  il tedesco Manchau sul più importante quotidiano finanziario inglese. Ed ha aggiunto, con la penna intrisa (come si diceva un tempo) nel veleno: "Da un manager incapace come Romano Prodi, che in Europa ha creato più danni dei problemi che ha tentato di risolvere, l'Italia non poteva e non può aspettarsi altro".
          "Chi di spada ferisce, di spada perisce", il duro commento di Carlo Giovanardi (Udc), ministro uscente per i Rapporti con il Parlamento. "Da presidente della Commissione europea, il professore non ha fatto altro che gettare fango sull'Italia di Berlusconi, per meschini e cinici calcoli di propaganda elettorale", dice. "E adesso che l'Italia è uscita dal tunnel, con tanto di certificazione ufficiale da parte della Commissione di Bruxelles, è lui ad essere accusato di voler portare al fallimento il Paese, con un programma velleitario e insensato, che porterebbe il nostro Paese prima all'isolamento e poi alla rovina”.
         “E' pura follia”, spiega Giulio Tremonti, vice premier e ministro per l’Economia nel governo Berlusconi, “pensare di poter governare l'Italia con le regole del comunismo che è fallito in tutto il mondo, aggravate dai 'diktat' dei no-global, dei no-Tav che si oppongono a tutto e dei verdi che vorrebbero farci tornare all'era della candela. Se il prof. Prodi è pronto a genuflettersi davanti agli alleati comunisti che otto anni fa lo licenziarono in tronco da presidente del Consiglio, nella speranza di essere questa volta risparmiato e lasciato sulla prestigiosa poltrona di Palazzo Chigi per l’intera legislatura, non sono per nulla disposti a farlo i cittadini italiani, né a genuflettersi né a correre rischi di imbarbarimento, inseguendo le false chimere di un populismo dissennato, di un egualitarismo innaturale e pericolosissimo che, nei Paesi in cui il comunismo è arrivato al potere, ha saputo creare soltanto miseria e disperazione”.
 
          Non dissimili da quelle del "Financial Times", le critiche che al leader delle sinistre italiane arrivano  dal "New York Times", per il quale l'ex presidente della Commissione europea Romano Prodi è rimasto il ‘"mediocre" che è stato nei cinque anni trascorsi a Bruxelles. “E’ assolutamente impensabile che l’Italia possa uscire definitivamente dal tunnel della crisi con le ricette di un sistema economico, quello comunista, che è fallito miseramente nel mondo”, leggiamo sulle pagine del prestigioso quotidiano americano. “Ha fatto male, malissimo, il prof. Prodi a legarsi mani e piedi ai comunisti, a quelli che si dicono ‘pentiti’ come D’Alema e Fassino ed a quelli che, come Bertinotti e Diliberto, vogliono baldanzosamente e irresponsabilmente rifondarlo in Italia, il comunismo fallito nella ex Unione sovietica e nei Paesi dell’Est europeo. Possibile che il leader delle sinistre italiane altre formule non trovi, in un mondo libero e democratico, ad di fuori di quelle comuniste?”.
         “Quella del prof. Prodi”, dice Gianfranco Fini (An), vice premier e ministro degli Esteri, è l’incoscienza e la irresponsabilità del generale senza esercito, completamente nelle mani dei nemici che lo hanno preso in ostaggio (i comunisti, nel caso in specie), il quale si illude di poter contare ancora mettendosi al loro servizio”. Lapidario ed assai eloquente l’invito che al “generale” Prodi ha rivolto un suo vecchio amico, il senatore Giampiero Cantoni, esperto economico di Forza Italia: “Legga con molta attenzione il ‘Financial Times’, anziché perder tempo a discutere con Bertinotti e Diliberto. Le idee ed i consigli di un grande giornale economico possono esserle utili per mantenere l'Italia nel mondo libero e democratico, mentre le idee ed i consigli di Bertinotti e Diliberto portano soltanto alla sua distruzione". 

                                  Gaetano Saglimbeni 
 www.gaetanosaglimbenitaormina.it




permalink | inviato da il 18/4/2006 alle 16:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

sfoglia     maggio       


 

                                         
 



Non andare in giro dicendo
che il mondo ti deve dare da vivere.
Il mondo non ti deve dare nulla :
era lì prima che tu arrivassi.

 

 

ControCorrente

Movimento d'opinione
che si propone di premiare
dare fiducia a persone
e politici che siano
garanzia di moralità,
capacità e rispetto del
popolo elettore.
Sono garanzia di moralità,
capacità e rispetto del
popolo elettore:
 
 
Vota:Berlusconi,Angelilli

 
    
 

     

 
 
 
 
 
 
 
 
 

Fiamma Nierenstein
 
 

No alla Ue




ORIANA FALLACI



Tribute to Reagan


 

 
 
I comunisti amano
così tanto
i poveri da volerne
creare  altri

Noi cattolici diciamo  
si alla base americana
di  Vicenza

 






 

Vendere la RAI
con tutti i suoi parassiti.

Eliminare l'ente Provincia
che ha poche ragioni per
giustificare la sua esistenza
 e molte per suggerire
 lo scioglimento.


(IM)MORALISTI


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

        G.M.

 

Antonio Di Pietro salvò
i comunisti da tangentopoli.


 

 

Le bugie di Veltroni

 

 Le bugie di Prodi



 



 


    

 

 

 

 


 

 

 

 

 

Veronica

 

 

 




 



Immigrati




 

Il comunismo è una
giusta distribuzione
della miseria.


 




L'assemblea parlamentare del
 Consiglio d'Europa
ha approvato il 25 gennaio 2006,
con 99 voti a favore e 42 contrari,
una risoluzione presentata dal deputato
svedese Goran Lindblad a
nome del PPE, che condanna
 i "crimini del comunismo" equiparando
il comunismo stesso al nazismo.
Anzi, considerando che nel rapporto
che accompagnava la proposta
di risoluzione, intitolata "Necessità di
una condanna internazionale dei
crimini del comunismo", si accredita
la cifra di quasi cento milioni di morti
 causati direttamente o
indirettamente dal comunismo,
quest'ultimo risulterebbe addirittura,
almeno come numero di vittime,
 di gran lunga peggiore del nazismo. 
 
 
METTERE FUORI LEGGE
I PARTITI COMUNISTI IN ITALIA,
come sono stati messi fuori legge
il partito fascista in Italia e
il partito nazional socialista in Germania.



 





Se li abbandonate i
bastardi siete voi


islam fuorilegge vìola
 i fondamentali diritti
degli uomini e delle donne.






islam in azione


 

Loading...      (GIF file  396KB)



 
 

 


 

 

VIDEO DONNA FRUSTATA IN SUDAN -

 

 










 


La resistenza non è mai esistita,
è solo frutto della propaganda
dei comunisti.
Indro Montanelli.

 



 
 
 
 
Gadgets powered by Google